GLI ITALIANI? STANNO ANCORA TROPPO BENE!

L’On. Edoardo Fanucci
L’On. Edoardo Fanucci

PISTOIA. Dal dibattito di domenica mattina a Villa Cappugi, organizzato in occasione del primo compleanno di Linee Future, è chiaramente emersa una scomoda verità, ancorché ovvia e consolidata da tempo: gli italiani stanno bene e non vogliono assolutamente cambiare o mettere in discussione lo status quo!

Il dott. Detti ha esposto chiaramente numeri e voci dello spreco, in termini qualitativi e quantitativi, ed un confronto di merito a più voci doveva prevedere, a rigor di logica, che gli interventi successivi smontassero le cifre e l’analisi del Rasoio di Occam oppure le confermassero.

In questo caso, sempre a rigor di logica, sarebbe stato naturale sposare le soluzioni proposte, l’abolizione delle Regioni, o fornire proposte alternative per dare risposta al problema conclamato degli sprechi.

Tranne il candidato Governatore per Fdi-An Giovanni Donzelli, che ha condiviso le ragioni di chi ritiene doveroso superare le Regioni e rilanciato la proposta, autorevole, di buon senso (vedi qui) e per questo tenuta in sordina, dell’Istituto Geografico Italiano (sostituzione di tutte le regioni e di tutte le provincie con 36 dipartimenti omogenei per caratteristiche geografiche, in primis bacino imbrifero), tutti gli altri relatori non hanno chiarito né se tutti i soldi fumati dai 20 staterelli regionali siano un lusso da tagliare né se esistano proposte concrete per recuperare alle priorità vere l’enorme spesa pubblica che annualmente viene divorata dalle regioni.

Mi ha colpito in particolare l’intervento dell’On. Fanucci, di fatto una lunghissima lista della spesa di parole vuote ma declamate con enfasi e competenza: tavoli fiorentini, trasporti di area vasta, promozione territoriale, risorse europee, eccellenze, fusioni di comuni e altri slogan suadenti totalmente svincolati dalla reale esigenza di disboscare, qui ed ora, in Toscana e a Pistoia, il caos normativo e di enti che garantiscono solo disservizi a sfare e crescita, questa sì e senza crisi, del debito pubblico.

Ma finché in Italia le elezioni si continueranno a vincere con i discorsi nessuno si può neppure meravigliare troppo dei politici chiacchiere e distintivo, perfetta e realistica espressione di tutti quegli elettori che credono alla favola dei Renzi che volano.

Tra l’altro ci sarebbe una domanda fondamentale, che non è stato possibile sottoporre all’attenzione dei partecipanti per motivi di tempo, relativa ad un punto programmatico del Rasoio di Occam e che potrebbe suonare: cosa vogliono fare le istituzioni democratiche e legalitarie in merito alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, attuabile secondo la sentenza del 2011 della Corte Costituzionale?

Sul sito dell’Associazione di Bruno Detti (vedi) al riguardo delle società municipalizzate, storicamente usate dai comuni per sfuggire alle regole del patto di stabilità e per assumere dirigenti e dipendenti a chiamata e non con concorso pubblico, si legge che i servizi pubblici essenziali, come per esempio l’acqua, potrebbero e dovrebbero essere gestiti in economia direttamente dall’ente.

Questo è appunto il senso della battaglia portata avanti dal Movimento dell’acqua, una battaglia non capita, o forse capita da tutti i nostri politicanti e per questo mistificata: dietro all’equivocabile ed equivocato slogan pubblico/privato si gioca invece un concetto chiave, l’obiettivo della gestione.

Il Tirreno, 15 febbraio 2015
Il Tirreno, 15 febbraio 2015

Con la gestione diretta l’obiettivo è il pareggio di bilancio: ciò permette di destinare tutte le risorse ad investimenti (fognature, depuratori) e manutenzione delle infrastrutture. Esiste anche la variante della S.p.A. con azionista unico il Comune: è il caso di Milano, dove il servizio idrico costa un quarto di quanto lo paghiamo a Pistoia e dove la qualità viene perseguita costantemente. Non dimentichiamoci che se i comuni non possono programmare, indirizzare e incidere sui servizi pubblici essenziali – e la storia dei comuni da fine 800 è intrinsecamente legata allo sviluppo degli acquedotti – tanto varrebbe abolirli.

Sul lato opposto troviamo invece il modello toscano, ma anche quello emiliano, dove grandi utility monopoliste hanno cannibalizzato i comuni e la qualità e, soprattutto, obiettivi del servizio: una via deliberatamente percorsa da tanti sindaci con la scusa di incamerare dividendi e così salvare i bilanci. Con un risvolto non da poco, almeno per il nostro territorio: Publiacqua è un’azienda fuori controllo forse da quando è nata – il Consigliere Alessio Bartolomei lo ha detto e l’assessore Daniela Belliti ne ha chiara consapevolezza –: basti pensare a tutte le inadempienze alle normative sulle fognature e relative multe (pagate dagli utenti pistoiesi, scandalo nello scandalo), o alle spese pazze in benefit e acquisti discutibili, già denunciati alla pubblica opinione dall’ex Assessore Ginevra Lombardi.

Qualcosa di non dissimile si potrebbe argomentare anche per Gaia, in montagna, vedere il paradosso di ieri per cui alla fine i lavori sulle fogne dovrebbe pagarli i contribuenti…

Insomma bisogna che i politici dicano la verità sull’acqua pubblica, senza prendere in giro i cittadini, e provocatoriamente verrebbe da chiosare: se non vogliono la ripubblicizzazione lo dicano e aboliscano la Corte Costituzionale, visto che le sue sentenze non vengono rispettate; se non riescono a ripublicizzarla aboliscano allora il Parlamento per manifesta inutilità e incapacità.

Lascia un commento