PUBLISERVIZI: «IL PARADOSSO DEL SÌ, PER DIRE NO»

Nicola Gonfiantini
Nicola Gonfiantini

PISTOIA. La scelta di imporre per Publiservizi una sorta di mantenimento a tempo, implicitamente, non può che riportarci, di fatto e doverosamente, visto il dispositivo legislativo, ad alcune domande di merito, ineludibili, e cioè se Publiservizi sia una società inerente e strumentale ma soprattutto se tale partecipazione sia strettamente necessaria per il perseguimento delle finalità istituzionali.

È del tutto evidente, almeno per chi scrive, che i requisiti richiesti per deliberare non si possano limitare né all’impegno politico di superarla, né al fatto se tale società sia vietata, e neppure ad una semplice, e discutibile, strumentalità, bensì, come si evince da molti documenti, “ad un rapporto di stretta necessità per il perseguimento dell’attività dell’ente, da compiersi, raffrontando l’attività che costituisce l’oggetto sociale (!) e le attività di competenza dell’ente, spingendosi fino a delineare un business plan che ne dimostri la validità sotto il profilo economico”.

In sostanza, a tempo o non a tempo, il punto centrale è che ci debbano essere i suddetti presupposti per deliberare il mantenimento di tale partecipazione, mancando i quali sospendemmo la decisione nel mandato precedente.

Pertanto, coerentemente con la posizione a suo tempo espressa, non ho condiviso i contenuti del provvedimento scarsamente convincente sul piano tecnico, in taluni aspetti contraddittorio e certamente carente della parte economica/finanziaria, pur consapevole dell’indirizzo politico, diverso rispetto alla precedente amministrazione, di tendere al superamento (resta da capire meglio cosa si intenda e con quali modalità) e dell’impegno profuso con gli altri azionisti.

Sarebbe stato quindi opportuno supportare tale decisione con una valutazione economica, patrimoniale e finanziaria propedeutica alla scelta, affidata da tempo al Presidente Prof. Stanghellini, in carica da oltre 1 anno, mai ascoltato nella commissione competente, e della quale, fiduciosi, aspettiamo i risultati.

Sarebbe stato altresì importante tener presente di aver scritto nella narrativa della delibera cc79/20011 che lo Statuto di Publiservizi spa, in particolare nella parte disciplinante l’oggetto sociale, necessita di una revisione alla luce del ruolo di holding finanziaria e non più di società operativa che ha di fatto assunto nel tempo la società stessa determinandone l’attuale impossibilità a deliberare il mantenimento o la cessione della partecipazione.

Infine sarebbe stato “tecnicamente corretto” che il documento di indirizzo votato dall’assemblea dei soci, dove si esclude la liquidazione e si condivide una separazione consensuale tra area pistoiese e quella empolese, a partire da ipotesi di scissione societaria (assemblea 19/9/2013), fosse stato discusso magari attraverso un atto di indirizzo o una mozione in Consiglio Comunale.

Ma ciò detto, se la volontà politica, condivisa e coincidente con quanto personalmente ho sempre sostenuto, sarà quella del superamento, che vuol dire certamente dismissione e non mantenimento,tra pochi mesi, alla luce dello studio dell’advisor e delle varie opzioni che si presenteranno,sarà possibile valutare con maggiore consapevolezza la strada da intraprendere per il futuro della società magari anche alla luce delle nuove disposizioni contenute nella legge di stabilità di quest’anno, e non di quello passato.

[*] – Consigliere Comunale Pd, ospite

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