Non poteva sfuggirci la notizia che Super-Ranucci sulle sue vicende avrebbe avuto ben oltre duemila articoli in un mese. Dunque cosa sarebbero gli oltre 300 in 5 anni pubblicati da noi sul mai-comandante Nesti e tanto perseguitati dal giudice Luca Gaspari su segnalazione del Curreli?

ANCHE LA TERRA DI VANNI FUCCI
C’HA I SU’ EROI COME IL RANUCCI

ROMA-PISTOIA. Nella bollente soap-opera Ranucci-Lavitola c’è una notizia nuova ogni giorno, ovvero notizie rivelatrici dei peccaminosi retro-pensieri del super-giornalista.
La notizia è che il Ranucci si lamenta degli oltre 2000 articoli usciti in un mese su di lui. Ma è un dato di fatto paradossale e capace di dimostrare il livello di farneticazione che lo stesso ha raggiunto, cercando di farsi dipingere come vittima, dopo essersi ritrovato coinvolto in un attentato-farsa, opera di un amico sincero. Insomma quasi una zingarata con molte supercazzole alla maniera dei simpaticissimi ”Amici miei” di Monicelli.
I 2000 articoli di cui Sigfritto si lamenta, ci permettono di commentare il lavoro di due giudici di Pistoja – Luca Gaspari e Paolo Fontana – che hanno dato ascolto al mai-comandante Andrea Alessandro Nesti, un piagnucolone protetto dalla politica rossa e dalla procura degli illuminati, nella quale il comandante abusivo ha svolto il compito di supplente dei pubblici ministeri per un quinquennio, risparmiando loro l’incomodo di dover scendere in aula a fare il mestiere per il quale erano e sono pagati.
Il Nesti, udito come testimone, si lamentava di una esasperante campagna di stampa di oltre 300 articoli in 5 anni. Articoli di inchiesta sul malaffare dell’amministrazione comunale aglianese (indifferentemente di destra e/o sinistra, un bel tutto-uguale) che ha retto il gioco al Nesti per ben 15 annii.
Questo signor Vpo, blindato anche da chi della legge dovrebbe fare arma contro la corruzione, non ha vinto nessun concorso pubblico da comandante. Ciononostante (bravissimi tutti: da Coletta all’ultimo dei sette nani della procura) è rimasto al suo posto a sviluppare la sua carriera (anche in termini economici) senza alcun titolo. Un fatto, questo, pienamente certificato dalla sentenza del dottor Pasquale Cerrone (gran perdita per lo sgangherato tribunale penale di Pistoja, ora che da Pistoja è scappato…) e da quella della dottoressa Daniela Bizzarri: ma una verità volutamente e colpevolmente ignorata da Claudio Curreli, Patrizia Martucci, Luca Gaspari, Alessandro Buzzegoli, Giuseppe De Marzo, e dal tribunale del riesame delle new-entries di fresca acquisizione: Caterina Barberio, Marco Granocchia e Luca Amedeo Savoia. Salvo se altri, s’intende.
Se vogliamo fare una media, per il Nesti Linea Libera ha pubblicato circa 60 articoli l’anno, ovvero 5 al mese, cioè 1,3 a settimana. Il giudice Gaspari, ne aveva 81 indicati in querela (alcuni anche doppi), ma solo riportati per titolo, senza la citazione circostanziata del contenuto asseritamente (secondo il Nesti) diffamatorio.
Sicuramente, tuttavia, rispetto alla realtà, tutti articoli e note fermamente basati su dati veritieri, analizzati, visti e commentati a dovere. Del resto ho ancora da vedere un italiano che non vince nessun concorso pubblico e che sta seduto per 15 anni 15 alla scrivania del posto mai vinto per concorso. E per giunta instaurando un casino di contenzioso infinito col semplice rivendicare di essere la casta Lucrezia violentata dal figliolo di Tarquinio il Superbo.
Queste cose succedono solo a Pistoja, dove Pm e sostituti, seguìti poi da giudici ossequiosi, obbedienti e volenterosi, sono da sempre stati dalla parte di una sinistra imbarazzante, ma bene addottorata all’antifascismo; molto studiosa e culturalmente avanzata, come proprio in questi giorni ha rivendicato il presidente del Pd Stefano Bonaccini. Insomma: tutta gente che non è mediamente acculturata come me che scrivo, secondo quanto ha dichiarato la professoressa Milva Maria Cappellini, novella Ipazia, moglie del Nesti, in una testimonianza rilasciata ai CC di Quarrata e utilizzata dal facente funzione Giuseppe Grieco – la cui segretaria in pensione, Alessandra Casseri, era amica stretta della Cappellini e si congratulava con lei quando la prof. pro-Pal scriveva alla Concita De Gregorio su Repubblica per difendere l’illegalità della posizione del marito. Perché abbiamo dovuto vedere anche questo!

Gaspari l’inflessibile, dopo aver ascoltato l’obiezione della nostra difesa, ebbe il coraggio dell’illogico, affermando che lui “voleva giudicare la condotta degli imputati”. Quale condotta abbia giudicato è difficile dirlo, e lo sa solo lui, se non sono stati espressamente citati i periodi indicati come diffamatori dal Nesti l’usurpatore. Nessuna motivazione è seguita nell’esame degli 81 articoli di cui stiamo parlando. Perciò di che si parla? Di giustizia del Menga?
Cosa sono 1,3 articoli a settimana per un dirigente pubblico (capo dei vigili urbani) che usurpò il ruolo e la funzione non suoi, sottraendoli, fra l’altro, al vero vincitore, il dottor Mauro Goduto; e con il beneplacito cattolico-universale e il sostegno democratico della stessa amministrazione progressista bene acculturata secondo la tassonomia di Bonaccini?
Il Nesti fu depoosto dal Consiglio di Stato (non da noi di Linea Libera) nel febbraio 2015. Lasciò, però, oltre 400 mila euro di multe non riscosse a rischio di prescrizione (tanto erano soldi pubblici e non pagava lui); si era fatto fare un concorso ad hoc, e per un errore della commissione, non lo aveva vinto. Ma il suo ego non accettava la situazione e, invece di seguire il consiglio della sindaca Ciampolini o di far ritirare il concorso per approntarne uno nuovo (magari con calcolatrice pienamente funzionante in mano ai membri della commissione d’esame…) iniziò a «ganzeggiare», malconsigliato dall’avvocata onnisciente Cecilia Turco, messa sùbito all’angolo dal Tar della Toscana.
Nonostante tutto, Andrea Alessandro Nesti era il cocco dei sindaci rossi, come spiegò perfettamente Donatella D’Amico, segretaria generale del Comune dei democratici addottorati alla Bonaccini, in udienza dinanzi alla giudice Daniela Bizzarri, a cui riferì che nessuno, all’indomani della caduazione del Nesti decisa dal Tar-Toscana, voleva incaricare né Sonia Caramelli né Lara Turelli al comando dei vigili.
Volevano solo lui, capito Claudio Curreli, strenuo difensore della Costituzione e paladino dell’anti-mafia? Non volevano Linea Libera, né il Bianchini, né il Romiti, né Calandrino, né l’elitropia, né il boccacciano Fra Cipolla: volevano il Nesti e solo il Nesti. E questo dice tutto sulla terzietà, l’imparzialità, l’indipendenza dei pasdaran della procura del NO a Nordio!
Vvolevano lui, il super-comandante, unico e – su questo siamo d’accordo anche noi – irripetibile con il suo concorso taroccato. Una vera risorsa (per i demokrats che l’hanno sostenuto e appoggiato), a parte il grave danno per le casse pubbliche e (si pensi al costo) per la gestione del contenzioso fino al Consiglio di Stato. Dobbiamo applaudirla, questa vostra giustizia?
Diciamola tutta. Super Claudio Bros ha fatto un gran bel pasticciaccio, quando ha scatenato la guerra dei mammalucchi solo per difendere certi campioncini di intellò livello-Bonaccini!
Edoardo Bianchini
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