Primo Levi – Linea Libera https://www.linealibera.online Notiziario di Area Metropolitana. Informazione, cronaca, politica, attualità, satira, cultura, inchieste, servizi, varietà. Direttore Edoardo Bianchini Wed, 22 Jul 2026 05:21:53 +0000 it-IT hourly 1 piRandellate. UGUAGLIANZA, UGUAGLIANZA, SOL DIRITTI PEI MARANZA! MA IL CURRELI È LA SALVEZZA PER LA NOSTRA LIBERTÀ! https://www.linealibera.online/pirandellate-uguaglianza-uguaglianza-sol-diritti-pei-maranza-ma-il-curreli-%c3%a8-la-salvezza-per-la/ Fri, 27 Mar 2026 18:33:24 +0000 https://liberastampa.wixsite.com/linea-libera/post/pirandellate-uguaglianza-uguaglianza-sol-diritti-pei-maranza-ma-il-curreli-è-la-salvezza-per-la

_________________ A ripensare a ciò che sta succedendo in procura a Pistoja dopo la strabordante vittoria del NO, e al comportamento del sostituto cagliaritano, indegnamente salvato dal tribunale di Salerno dopo che aveva rovinato Padre Fedele Bisceglia, mi è affiorata...]]>
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A ripensare a ciò che sta succedendo in procura a Pistoja dopo la strabordante vittoria del NO, e al comportamento del sostituto cagliaritano, indegnamente salvato dal tribunale di Salerno dopo che aveva rovinato Padre Fedele Bisceglia, mi è affiorata alla mente la famosa Giovinezza del vituperato ventennio…

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NON APPLICAN LA LEGGE… SE LA FANNO

A LOR MISURA: E TUTTO A NOSTRO DANNO

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E ho rifatto il titolo (in parodia) per questo breve intervento, ispirandomi al tema suggerìtoci dallo stesso CSM, che in ben due occasioni ci ha ricordato che i magistrati, prima di essere tali, sono – e restano – dei cittadini, tutti uguali, della Premiata Forneria di Mattarella.

Uguali agli altri cittadini, ma molto migliori assai di loro, perché per gran parte intellò di sinistra, catto&comunisti, eminenti eminenze – non grigie ma opache – della trasparenza (mancata) nell’amministrazione giudiziaria del prima e del dopo-No.

L’articolo 3 della Costituzione, così strenuamente difeso dai togati del No; così egalitarista; così garantista della democrazia (appesa [per il collo] ai famosi chiodi stile-Auschwitz dove venivano giustiziati, al mattino, i sommersi di Primo Levi, che lì tiravano le cuoja):

Proprio quell’articolo 3 mi si è presentato e mi ha posto una domanda doppia che giro – da giornalista qual fui, sono e resto nonostante tutto – sia all’On. Claudio Curreli, il protetto; che al suo capo Tommaso Coletta; e al signor Biancomuto, primo magistrato d’Italia; e al suo partito dell’Anm-Associazione Non Magistrati; per finire, ovviamente, al Collegio del Riesame che ha fatto la famosa ammuìna, mentre era già stato bene indirizzato al rifiuto (credo) dalla piovresca Associazione Non Magistrati in piedi a Pistoja, di cui Curreli è il presidente.

I giudici penali del Riesame – dottori Caterina Barberio (presidente), Marco Granocchia (giudice) e Luca Amedeo Savoia (giudice relatore), dopo gli interventi dell’On. Claudio e dell’avvocato Pamela Banaiuti, si sono riservati – come amano pomposamente esprimersi in lingua da Placiti Cassinensi – lasciando quasi credere che la disamina del dissequestro di Linea Libera (organo di stampa perfettissimamente legale e in regola, nonostante tutto il dedotto e tutto il deducibile) fosse un lavoro difficile e tale da richiedere un’esegèsi complicata e bisognosa di tempo, impegno e ponderoso sudor cerebrale.

Al contrario – e da qui il mio personale sospetto di pressioni e imbeccate da parte della democratica procura pistojana – il mattino seguente all’udienza, il 25, il provvedimento era già stato partorito in pochi istanti. Un parto lampo, si direbbe. Veloce quanto la nascita di un Alien dall’uovo galattico.

Ma ecco la domanda, strettamente collegata all’art. 3 della Costituzione, la sposa mistica dell’On. Curreli, come lo è la Chiesa nei confronti di Cristo Salvatore:

  1. Se davvero la legge è uguale per tutti, per quale motivo l’On. Curreli vive e lavora indisturbato a Pistoja nello stesso tribunale in cui lavora anche sua moglie, magistrata delle esecuzioni, in una posizione di conclamata incompatibilità?

  2. E perché noi di Linea Libera, periodico di una Coop-Scarl regolarmente registrata alla Camera di Commercio; stampa esente dall’obbligo di iscrizione nel registro della stampa periodica (ex art. 3 bis Legge 16 luglio 2012, n. 103 di conversione del D.L. 18 maggio 2012, n. 63) siamo soggetti alla persecuzione giudiziaria di un sostituto che in aula mente senza pudore dinanzi ai tre giovini di buone speranze del riesame?

Non è, forse, questa, una plausibile ragione per poter ipotizzare che i magistrati possono fare quello che vogliono: anche mandare a processo chi non fa alcun male, pur essendo, loro stessi, i primi a soffrire della scabbia dell’illegalità?

Anche Buzzegoli ha offerto la sua fattiva collaborazione per consentire ai Torquemada di turno di intralciare il cammino della verità…

Credo che sarà estremamente interessante vedere su quali specchi (per le allodole) dovrà arrampicarsi il buon dottor Savoia onde assecondare la palese e vergognosa immoralità della posizione persecutoria della procura, ove prospera e fulge l’on. karaoker Claudio Curreli, confermata, con altrettale impudicizia logica, dal Gip Alessandro Buzzegoli, sollecitato e smosso pur senza alcuna causa propulsiva se non quella dei Signori del No.

Edoardo Bianchini[direttore@linealibera.info]© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana

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everything I see. COLETTA, LE «PROSSIMITÀ SOCIALI» E PAOLA AVETA: POVERA AGRÙMIA, PIÙ LI PAGATE CARI E PIÙ VI REMANO CONTRO! https://www.linealibera.online/everything-i-see-coletta-le-prossimita-sociali-e-paola-aveta-povera-agrumia-piu-li-pagate-cari-e-piu-vi-remano-contro/ Sun, 21 Jan 2024 08:26:17 +0000 https://www.linealibera.online/?p=408441 Eppure il loro dovere sarebbe quello stabilito dall’articolo 54 della Costituzione, in questi giorni citato, ovviamente a sproposito, anche da Mattarella: «1. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le...]]>

Eppure il loro dovere sarebbe quello stabilito dall’articolo 54 della Costituzione, in questi giorni citato, ovviamente a sproposito, anche da Mattarella: «1. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. 2. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge»


Di fatto ha spento tutta Agliana e soffocato i diritti di molti cittadini

nel più assoluto silenzio della procura di Pistoia


IL 26 PERCENTO DI ERRORI DELLA PROCURA

È UNA SOGLIA INDECENTE PER IL CITTADINO


«Ma allora non lo vuoi capire che io la sorella di Luca Turco non la intercetto!»

 

Gentile dottor Coletta,

che predicò dal pulpito di Tvl-Canto al Balì, lisciato a dovere dalle amorose cure di don Manone Luigi Egidio Bardelli, il direttore-presidente di se stesso e delle sue attività poco sociali e molto familiari, e tuttavia prediletto anche dalla prefettA Licia Donatella Messina, che con colui andava in crociera; gentile dottor Coletta, ripeto: mi lasci riflettere, per favore, a ruota libera, sul concetto a lei caro di «prossimità sociale».

Gliene offro un esempio in carne ed ossa sintetiche; una realtà che anche il suo ufficio, senza mezzi termini, ha covato e fatto crescere in tutta la sua insofferibile superbia immeritatamente poggiante sull’assunto, senza costrutto, che quel che fa la procura «è cosa buona e giusta».

Mi riferisco al Comune di Agliana. E spero che stavolta, invertendo il suo usuale comportamento, voglia leggerle, le carte, con attenzione; non sfogliarle distrattamente come di solito dà l’idea di fare, affidandole poi a baldi giovini del suo staff o a super-qualificati sedicenti giornalisti alla Montanelli, quali i sostituti Claudio Curreli e Giuseppe Grieco, così tanto sicuri di sé.

Al Comune di Agliana, dove i cittadini pagano profumatamente la segretaria generale per fare da notaia alla legalità, la capA dell’amministrazione che, di fatto, esercita pure le funzioni di sindaco, è tutto fuorché terza e imparziale o indipendente. Insomma, soffre dello stesso male di cui pare patire la sua stessa procura pistoiese.

Lei, dottor Coletta, l’ha a noia, se glielo ripeto ogni giorno. E preferirebbe non sentirselo dire. Ma io, proprio per rispettare il primo comma dell’articolo 54 della Costituzione, ho il dovere di ricordarlo a tutti coloro (lei compreso, dunque) che Mattarella stesso, in questi giorni, ha riscoperto nel secondo comma dello stesso articolo: perché adempiano i loro doveri «con disciplina ed onore» – cosa di cui a Pistoia non ci accorgiamo.

«Fuori dei denti», direbbe Omero. La dottoressa Paola Aveta, apice amministrativo-dirigenziale del Comune di Agrùmia/Agliana, questi suoi doveri sacri se li è messi sotto i piedi sin dal primo momento in cui è sbarcata nella terra del mai-comandante Andrea Alessandro Nesti.

Le ricordo che Nesti è quel distinto signor Vpo così caldeggiato, appunto, dai due sostituti-montanelliani Curreli e Grieco, che – su loro errata interpretazione dei fatti, forse ricompresi nel 26% degli errori della procura di Pistoia – hanno convinto il timido giudice Luca Gaspari spingendolo ad accogliere la narrazione-fake di una figura di perfett’huomo che in realtà era solo un usurpatore di carica (il comando della polizia municipale) e un danneggiatore accertato delle finanze comunali aglianesi per anni di contravvenzioni non passate a ruolo e non solo…

Su questo, gentile dottor Coletta, credo che lei abbia ben poco da dire: perché di ciò ormai esiste sentenza già passata in giudicato e pertanto immutabile. Una sentenza che bolla il superprotetto mai-comandante Nesti quale contafrottole ove non anche falsario e calunniatore di me, di Alessandro Romiti, di Linea Libera, tutti parimenti massacrati da una giustizia del Terzo Piano meramente accusatoria, e amministrata in maniera più discutibile della gestione pandemica del ministro Speranza.

Pur essendo montanelliani dichiarati, scandalizzati dal nostro modo di condurre inchieste, né Curreli né Grieco si sono fatti scrupolo di accettare e sostenere, quali giudici naturali ma incompatibili, un insigne usurpatore quale il Nesti che, avendo svolto le funzioni di Vpo nel quadriennio 2002-2005, all’epoca in cui Grieco curava gli interessi della repubblica a Pistoia (il suo arrivo da Napoli risale, infatti, dal 30 ottobre 1998); ed essendo fatto notoriamente pubblico che Alessandra Casseri, segretaria di Grieco, era «prossima sociale» della moglie del Nesti – la professoressa donna letterata che in latino sbaglia il verbo potere con il verbo bere –, non doveva essere neppur preso con le pinze da Grieco medesimo, suo «prossimo sociale» lungo un quadriennio di Vpo. E invece non è stato così.

Per ben due volte il presidente Barbarisi ha confermato, nero su bianco, che, pur essendo in incompatibilità, la coppia Curreli-Curci è tollerata e protetta a Pistoia dallo stesso Csm. Allora ci spieghi l’art. 3 della Costituzione e ci faccia capire la frase «La legge è uguale per tutti» se Curreli può fare come gli pare…

Vede, dottor Coletta? Altro è il parlar di morte, altro è il morire. E lei ci parla di morte delle «prossimità sociali» quando voi, Pm e sostituti, andate in aula. In realtà, però, se un luogotenente della finanza le attraversa la via, lei non impiega più del tempo necessario a sputare per terra nel dirgli: «Ma allora non hai capito che io la dottoressa Lucia Turco, sorella del mio capo aggiunto, Luca Turco, non la intercetto!».

Idem, gentile dottore, per quanto riguarda la protezione concessa a Curreli e alla moglie, Maria Nicoletta Caterina Curci, operanti nello stesso tribunale, da parte del Csm (teste il presidente Barbarisi per ben due volte); idem per quanto riguarda il comportamento della pompierA di Agliana, la dottoressa Paola Aveta; colei che ha spento le vampate di fuoco di due FedIfraghi poi passati agli inciuci con la sinistra. E ora chiarisco.

Pur informata su mille fatti che Curreli, a suo modo, freneticamente, definirebbe «disegni criminosi», Madonna Aveta ha taciuto su ognuno di essi senza informare, come suo espresso dovere, l’autorità giudiziaria da lei, dottore, rappresentata – forse solo perché la segretaria generale era convinta che non esistesse una vera autorità giudiziaria…

La dottoressa Aveta sapeva perfettamente della storia di Pane e Rose (coinvolta la ex vicesindaca Luisa Tonioni); sapeva delle malefatte del mai-comandante, ormai accertate in sentenza irrevocabile; delle condanne di suoi vigili urbani per furti vari, cose per cui non ha neppur preso una sola iniziativa disciplinare: e molto altro ancora. E sono fatti certi: tutti notificati a lei, segretaria generale, per Pec, a risultato zero. Eppure lo sanno tutti che “se io so e taccio, sono dolosamente colpevole” (B. Brecht).

La dottoressa-pompierA si è invece portata con sé il mai-comandante; se lo è tenuto accanto; ha perfino lasciato che costui prelevasse copie di lettere riservate e che le usasse per denunciarci calunniosamente. Le è stata chiesta la spiegazione di tali gravissimi fatti, ma la signora Paola ha colpevolmente taciuto. Una volta si diceva che l’omertà è segno di mafia: lei, dottore, cosa ne pensa a riguardo?

Nel 2020 Madonna Paola ha volontariamente violato la legge 241/90 quando, dopo che la mia corrispondenza personale era stata con hackeraggio prelevata dal server del Comune di Agliana, si è rifiutata di consegnàrmene copia per permettermi di agire contro i responsabili: e al momento in cui ho interessato la sua procura, la dottoressa Linda Gambassi, mentre le chiedevo di farmi avere il documento richiesto e dall’Aveta negato, ha protetto la segretaria generale motivando il tutto col dire che non le avevo indicato quale documento volessi e non gliene avevo neppure mandata una copia…

Mi scusi tanto, dottore. Io sarò pure anzianotto, ma la sua procura è al cortocircuito neurale. Se il documento negàtomi io lo avessi avuto in mano, sarei mai ricorso alla procura del 26% di errori, per chiedere di farmelo avere? E, parlando – ammesso che sia possibile – da uomo a uomo, chi è più fuori di testa fra i due? Io oppure la dottoressa Linda Gambassi?

Coletta non intercetta la dottoressa Lucia Turco, sorella del suo superiore Luca Turco, Pm aggiunto di Firenze. La giustizia è questa?

Qualche mese fa la pompierA Aveta è stata messa con le spalle al muro da un consigliere comunale che, fra l’altro, sostiene improvvidamente la maggioranza (Aveta-Benesperi-Ciottoli); quella stessa che gli ha fatto arrestare la moglie, l’ex-comandante Lara Turelli, da due suoi fedeli lancieri, Leonardo De Gaudio e Luisa Serranti.

Quel consigliere, Alfredo Fabrizio Nerozzi, ha chiesto alla segretaria comunale la copia di un parere dell’avvocato Sauro Erci, in verosimile ipotesi di «prossimo sociale» dell’Aveta stessa, che con lui può avere avuto più di un rapporto nel suo lavoro di segretaria (védine il curriculum).

Ma costei, non altrimenti definibile che pompierA degli incendi politici di Agliana, dopo aver sedotto il Ciottoli a suon di sorrisi e colazioni al bar, ha prima sedato la minkiaggine del sindaco Benesperi, e poi s’è presa cura del mai-comandante sotto la propria ala. Perciò ha negato al Nerozzi un suo diritto inviolabile. Ecco perché Agliana andrebbe commissariata e sciolta l’amministrazione per ipotesi di corruzione generalizzata – quando, magari, la prefettA Messina si ricorda di scendere dalla nave da crociera della Maic…

Tutti sanno (e sassi in Atene e in tutta Roma sassi) che ogni atto della pubblica amministrazione deve essere motivato. Ma lei che è così tanto al di sopra di me; che sovra gli altri com’aquila vola in stile Omero-di-Dante; lei mi dica, dottore: riesce a trovare una motivazione plausibile nella contorta logorrea dell’Aveta? La confusione della fuffa nella risposta di madame a Nerozzi sembra la famosa «nebbia e foschia in Val Padana» dei Tg anni-60.

Tutto quello che la pompierA cita per motivare il diniego a Nerozzi è l’art. 24 comma 1 della legge 241/1990, che, in tutta sincerità, che c’entra? Non più di quanto il cavolo a merenda.

Da dirigente, o superficiale o impreparata o in malafede, quale l’Aveta s’è spesso mostrata e dimostrata in questi anni, la segretaria di Agliana rammenta, qua e là, il Consiglio di Stato senza mai citarne una disposizione con numeri e date.

Il sindaco di fatto e i due subalterni di Fratelli d’Italia

E, ad ogni buon conto, se il Consiglio di Stato ha da contare, perché Madonna Aveta non dà esecuzione alla decisione di quell’organismo che ha dichiarato nullo in radice l’invocato diritto del mai-comandante di okkupare un posto che non è mai stato suo? E perché la pompierA tiene nascosto un parere dell’avvocato Erci, suo «prossimo sociale», con cui, 99 su 100, tenta di svicolare sfuggendo al suo obbligo di dare corso a una sentenza di un organo giurisdizionale insindacabile?

Qual è il motivo per cui io devo obbedire a tutti senza discutere, ma Curreli e Grieco non obbediscono; lei, Pm, non obbedisce; mille altri dei suoi subordinati non obbediscono; la Paola Aveta non obbedisce, e agli arresti e condannati finiscono gli unici (io, Alessandro Romiti, Linea Libera) che hanno il diritto-dovere civile di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, oggi che è dimostrato che le loro inchieste giornalistiche sono state condotte con tutti i crismi della corretta informazione e del vero giornalismo?

L’Aristotele della Logica e, in séguito, il San Tommaso del credo quia absurdum, non potrebbero che concludere che Madame Aveta sta proteggendo il dottor Andrea Alessandro Nesti, che in realtà fu, era e resta un favorito dai governi rossi di Agliana e, successivamente, dalla giunta di centrodestra di Benesperi (da dopo che l’Aveta ne ha usurpato di fatto la funzione di sindaco). Per non tornare poi alla procura di Pistoia, àmbito in cui, con solare evidenza, si ignora il corretto adempimento dell’art. 358 cpp. o altrimenti non ci sarebbe una percentuale di errori di indagine del 26%!

Siamo certi della certezza del diritto con uomini come questi?

La procura che, visti i precedenti di «prossimità sociale» con il Nesti, avrebbe dovuto, per obbligo morale discendèntele da «disciplina ed onore», astenersi dallo sposare le tesi falso-calunniose del mai-comandante vittima dell’ingiustizia umana.

Perciò, gentile dottor Coletta… C’è da meravigliarsi se le cose sono andate tutte non addosso ai veri responsabili, ma a giornalisti veri come noi e non presuntuosi addetti-stampa dell’Agesci Scout come Curreli?

Io non credo. E non lo credo perché il censore che fulmina il popolo dal pulpito di Tvl, asserendo che le «prossimità sociali» non hanno alcun peso in procura, grazie all’infinita superiorità celeste di un Pm che si rifiuta di intercettare la sorella di uno dei suoi capi: quel censore là è come il poeta secondo Primo Levi.

Un piccolo uomo irrilevante, che ha sempre tutte le lune di traverso. Un uomo con troppa autorità, ma con ben poca autorevolezza. Insomma uno che non può permettersi di insegnare niente a nessuno, perché non è maestro di nulla.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


Pulvis et umbra sumus, siamo già morti da vivi, figuriamoci…!


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everything I see. A MESSA DI DOMENICA NELLA TRIPARROCCHIA DEL «DOV’È IL FASCISMO» https://www.linealibera.online/everything-i-see-a-messa-di-domenica-nella-triparrocchia-del-dove-il-fascismo/ Tue, 16 Jan 2024 08:29:43 +0000 https://www.linealibera.online/?p=408185 Per certi temi – così la penso – ci sono i comitati filopalestinesi e tutte le associazioni che gridano al genocidio di Gaza non tanto – credo – per il fatto in sé, quanto per un latente antisemitismo che riconduce...]]>

Per certi temi – così la penso – ci sono i comitati filopalestinesi e tutte le associazioni che gridano al genocidio di Gaza non tanto – credo – per il fatto in sé, quanto per un latente antisemitismo che riconduce il discorso alla fonte: Auschwitz


La lettera di domenica 14 gennaio è stata inviata anche al Vescovo


NESSUNO POTRÀ SALVARE SARCOFAGO CITY


Canta Bella ciao autenticamente ispirato e commosso

Non sarò certo la Selvaggia Lucarelli con la storia della ristoratrice che si è suicidata. E neppure un Fedez che spara a vista su chi dice (a mio modo di vedere non sbagliando) qualcosa contro la divina beltà della sua bionda del pandoro a caro prezzo.

Umilissimo osservatore di ciò che accade in questa città da passato remoto, onde il nome di Sarcofago City, mi limito a segnalare all’attenzione di chi legge, la lettera domenicale diffusa nella triparrocchia di Vicofaro, Bonelle e Ramini.

Tre colonne di cui 1 + 1/3 dedicata alle preghiere; una più 2/3 dedicata al fascismo, sulla democrazia alata che lascia questa città nelle mani di cavalieri della legalità (procura, tribunale delle esecuzioni, questura, prefettura, carabinieri, polizia municipale e chi più ne ha più ne metta) tutti antesignani della lotta al malaffare adoperando, come Excalibur contro il male, non una spada, ma una Costituzione ogni giorno mille volte tradìta.

Non sono un credente (visti e considerati chi sono i credenti) e, di conseguenza, neppure un praticante. Ma non voglio assolutamente essere uno stupido che non capisce che chi ha voglia di andare a messa la domenica, nonostante il fervente antifascismo dei pistoiesi catto-democratici, ha tutto il diritto di non doversi sentire innaffiare di benzina progressista.

Per certi temi – così la penso – ci sono i comitati filopalestinesi e tutte le associazioni che gridano al genocidio di Gaza non tanto – credo – per il fatto in sé, quanto per un latente antisemitismo che riconduce il discorso alla fonte: se Auschwitz c’è stato una volta, può sempre riaccadere. Questo pensava Primo Levi.

Ieri scrivevo: «L’Italia, per duemila anni, ha avuto ed ha due grandi nemici: la chiesa cattolica apostolica romana da una parte e l’ideologia ghibellino-sinistrorso-comunista dall’altra. Entrambe impegnate nel reprimere e deprimere le funzioni cerebrali tipiche del libero pensiero» (vedi qui).

Oggi riconfermo tutto questo anche in neretto e in sottolineato. Perché questa confusione totale mi riporta in mente la famosa domanda della barzelletta: «Lo sai che differenza c’è fra un piatto di pastasciutta e uno di merda?».

E quando l’interrogato, confuso, è costretto a rispondere di no, chi ha fatto la domanda conclude, a sfottò: «Ma allora in casa tua c’è un vero casino!».

Che ne dite, gente catto-progressista?

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


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everything I see. SENATORE, MA «FDI MODELLO PISTOIA» O MODELLO GIUDITTA…? https://www.linealibera.online/everything-i-see-senatore-ma-fdi-modello-pistoia-o-modello-giuditta/ Tue, 12 Dec 2023 11:04:55 +0000 https://www.linealibera.online/?p=406376 La Pietra a Pistoia chi lo vede? Che cosa fa di preciso? Che traffica tra i suoi peperoni e carciofi da non manipolare geneticamente; con i suoi prosciutti di ciccia non sintetica? Quando mai lo sentiamo affrontare un discorso serio...]]>

La Pietra a Pistoia chi lo vede? Che cosa fa di preciso? Che traffica tra i suoi peperoni e carciofi da non manipolare geneticamente; con i suoi prosciutti di ciccia non sintetica? Quando mai lo sentiamo affrontare un discorso serio e complessivo sulle disfunzioni di questa città corrosa da 70 anni di comunismo incancrenito, ma ben poco curata anche dal suo “modello Pistoia”


L’art. 3 della Costituzione ci dice che siamo tutti uguali. Dunque, perché portare un nevrotico senso di fantozziana sottomissione a chi – come i politici e i magistrati – sono tenuti a lavorare per noi e non per le loro «prossimità sociali»?


A CHI TOCCA LA SCURE E A CHI MEDAGLIA

E CHI PARLANDO LIBERO MITRAGLIA


 

Il senatore è anche questo, cari elettori di FdI!

 

La storia di FdI raccontata da Giacomo Bini sulla Nazione mi è di spunto per ripassare un capitolo triste dei miei ultimi anni: quello in cui, in aula (e quindi in un sacro tempio della “giustizia”), dinanzi a un giudice Gaspari che stava lì solo per avallare acriticamente la massa di scemenze affastellate dal sostituto Curreli, l’uomo che favorisce i neri di Vicofaro e detesta i bianchi che sanno leggere e scrivere e sono, quindi pericolosi; il capitolo in cui, dicevo, il sostituto anziano Giuseppe Grieco ebbe il coraggio di chiedermi (ma dove s’era? In un tribunale terzo e imparziale o in una caserma del Kgb o della Stasi?): «Ma perché lei non si è iscritto a Fratelli d’Italia?».

Scusi, dottor Grieco… ma a lei che gliene fregava della mia libertà di scegliere come cittadino? Chi le dava la libertà, inammissibile, di fare domande assolutamente contrarie ai princìpi dell’art. 3 di Mamma Costituzione?

Questa cosa mi recò tristezza come me ne reca il suo ricordo oggi: con la stessa intensità.

E semplicemente perché, dopo avere insegnato, a generazioni di giovani, i valori della libertà di pensiero, tutta materia della Costituzione più bella del mondo, due magistrati della procura di Pistoia (Curreli e Grieco, appunto) sostenuti dall’impalcatura morale di un capo Pm come Coletta, prono – ormai è chiaro, a quanto emerge – alle sue «prossimità sociali» (volgarmente dette aderenze come quelle che si creano dopo un evento chirurgico); e perché, soprattutto, dopo avere favorito lo sviluppo umano di centinaia di giovani, nella consapevolezza che esiste correttezza, terzietà, imparzialità, giustizia, «disciplina ed onore», scoprii in un attimo, nei fatti falsati addebitàtimi come «disegni criminosi», che – cito Primo Levi – il magistrato da cui ci aspetteremmo la saggezza di Salomone è, come il poeta per Levi, un ometto bizzoso, contorto e che ha tutti i difetti dell’umanità. Perfino quegli infimi.

Il senatore La Pietra, in buona sostanza un illustre sconosciuto a Pistoia (chi lo vede? Che cosa fa di preciso? Che traffica tra i suoi peperoni e carciofi da non manipolare geneticamente; con i suoi prosciutti di ciccia non sintetica), quando mai lo sentiamo affrontare un discorso serio e complessivo sulle disfunzioni di questa città corrosa da 70 anni di comunismo incancrenito, ma ben poco curata anche dal suo “modello Pistoia-Giuditta” di FdI? Mai.

È come se il senatore non esistesse. E se non ci fosse stata Villa Cappugi, non se ne sarebbe udito il nome neppure a questa andata. Ma… vedete il plebiscito nell’omaggiarlo del titolo di boiardo di FdI.

Giuseppe Grieco

Onde chiedo al sostituto Grieco: «Egregio dottore, ma lei mi ci vede iscritto a un partito in cui la libera discussione è pesticciata, ignorata e presa a calcagnate allo stesso modo con cui si tratta la legalità nell’aura che si vive nella procura dove lei svolge le sue funzioni di pubblico accusatore e, a ben vedere, non senza crepe comportamentali nel rosario della indipendenza, della terzietà e dell’imparzialità, pilastri (solo retorici) del nostro [dis]ordinamento giuridico?».

Diceva Vittorione Feltri che nella vita ci vuole culo (testuali parole) anche per attraversare la strada.

Il senatore, che, a mio avviso, ha disfatto la struttura del suo partito per aprire – ormai è sempre più evidente – agli intrecci di [in]cesti di vimini e politica (basta vedere il silenziatore adoperato sui risultati di Agliana: inciuci morali e di vile consociativismo con le opposizioni prima tanto spregiate), ha dato un suo fattivo contributo più a un “modello Giuditta” che a un nuovo corso: o altrimenti una mezza parola per il disastro della procura pistoiese ce la avrebbe messa e l’avrebbe spesa.

Non per me, Bianchini, che gli sto sull’anima perché sa che non gli credo né punto né poco, quanto per difendere i valori democratici delle libertà, non ultime quelle dell’art. 21, visto il trattamento-gulag riservato a Linea Libera… Non scordatevi, poi, il trattamento-Galligani quando fece dimettere il suo capogruppo per non urtare lo stomaco delicato del Pd pistoiese…

Mi ci vede ora, dottor Grieco, a chinare la schiena dinanzi al capo da poco riconfermato e osannato da tutti i leccapiedi solo perché anche per lui (valga un titolo di un film famoso), «finché c’è La Pietra a Roma c’è speranza»? Di che? Di ciucciare un osso?

Buona giornata a un Terzo Piano che, a mio parere, è, ogni giorno, un campo di battaglia in cui gli strateghi, dopo essersi alzati, si trovano, si incontrano, si parlano e si accordano: «E oggi, chi dobbiamo colpire?».

Viva la Costituzione sorella di Mattarella, viva la libertà, viva non i Fratelli d’Italia, ma l’Italia. Vittima di un oceano di impostori dediti all’arte [ig]nobile di intrecciar vimini e crimini.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


Se il senatore La Pietra non disdegna di fare un suo personale e doveroso auto da fé, gli possiamo procurare una lista di suoi elettori che lo ringraziano per il disinteresse con cui ha frustrato certe loro istanze dopo essere incappati in certi scogli delle sirene locali…


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e detto l’ho perché doler ti debbia. SUI MAGISTRATI “TERZI” E “IMPARZIALI” DI PISTOIA E SULLE DICHIARAZIONI DI TOMMASO COLETTA IN TV https://www.linealibera.online/e-detto-lho-perche-doler-ti-debbia-sui-magistrati-terzi-e-imparziali-di-pistoia-e-sulle-dichiarazioni-di-tommaso-coletta-in-tv/ Mon, 05 Jun 2023 07:00:06 +0000 https://www.linealibera.online/?p=393583 Meditazione trascendentale sulle parole d’odio pronunciate contro Dante da Vanni Fucci, il ladro della cattedrale pistoiese di San Zeno «Senza numeri qualsiasi analisi resta astratta», dice Tommaso Coletta. Verissimo, signor Pm. Ma i numeri vanno saputi leggere nel loro effettivo...]]>

Meditazione trascendentale sulle parole d’odio pronunciate contro Dante da Vanni Fucci, il ladro della cattedrale pistoiese di San Zeno


«Senza numeri qualsiasi analisi resta astratta», dice Tommaso Coletta.

Verissimo, signor Pm. Ma i numeri vanno saputi leggere nel loro effettivo contesto


SE D’ERROR C’È UN CAMPOSANTO

C’HO UN PROBLEMA, NON UN VANTO!


 

La procura di Pistoia ha sempre tenuto un profilo non basso, bassissimo, su questo signore che ha lavorato per essa come Vpo. E un “signor nessuno” ha occupato un posto non suo per ben 15 anni. Poi Nesti si è pure sentito diffamato e Curreli & C., magnanimamente, lo hanno aiutato a trovare accoglienza e conforto tra le braccia del giudice Luca Gaspari. Tanto paga il popolo italiano, no?

E tanto per rimanere sul tema di ieri, con la storia del Canto al Balì, tutto Coletta-Bardelli-Ferrini; e per riallacciarci significativamente al modo di operare della procura di Pistoia, che spesso e volentieri ripudia le indagini a favore degli indagati, violando l’art. 358 del codice di procedura penale, èccovi un nuovo fulgido esempio tolto dall’antologia del sostituto Claudio Curreli.

Senza accertare un bel niente, ma accogliendo con gli occhi bendati – che però vanno bene soltanto quando si gioca a mosca cieca –, lo scout prestato alla giustizia (sto citando parodicamente Primo Levi); il terraperturista, amico e sodale di Massimo Biancalani, che però tira la paga per il lesso (sto citando parodicamente il Carducci) dalle tasche degli italiani, anche quelli di Vicofaro, che non hanno più diritti; il marito della giudice Nicoletta Maria Curci, che lavora con lei gomito a gomito nello stesso tribunale e non può né deve farlo; il piantatore di “Alberti” (come scrisse a suo tempo Tvl) della legalità per Falcone e Caponnetto; il marciatore per la pace arcobalenica sul globo;

insomma il servitore di due, tre, quattro padroni (non si sa bene quali), ma non per questo non certificato – dalla stessa Anm, associazione nazionale magistrati – come gluten free, ove per gluten s’intenda «terzietà e imparzialità»;

lui, nella sua equidistanza doc&docg da me e mia avvocata Pamela Bonaiuti e da Andrea Alessandro Nesti e suoi avvocati (studio Niccolai), senza accertare un bel niente decise, motu proprio:

  1. che dovevo essere uno stalker del Nesti e della sua gentile consorte;

  2. che non avevamo ragione di scrivere (né io né Alessandro Romiti) tutta la montagna di fango che avevamo scritto sulle vergognose protezioni garantite da tutti al mai-comandante;

  3. che Nesti era una vittima delle nostre infamie e che, quindi, aveva ragione di denunciarmi/ci.

Ripassando la lezione del mai-comandante diffamato e perseguitato secondo la narrazione manipolata del sostituto Claudio Curreli. Forse piuttosto che Linea Libera non dovrebbero andar sotto processo tutti i protettori del Nesti mai-comandante, con tutti i danni, che hanno fatto produrre contro lo stato-vittima, alla faccia della legalità della sinistra e della procura di Pistoia?

Questo è Curreli terzo e imparziale. Lo stesso magistrato archetipicamente emergente dalla famosissima vicenda di padre Fedele Bisceglia (cui fece dare 9 anni di carcere: poi assolto in Cassazione) nascondendo un intero fascicolo – anche lì violazione del diritto di difesa dell’imputato – che avrebbe scagionato il religioso senza garantirgli una vita d’inferno fino all’assoluzione.

Curreli – definibile a priori, nel silenzio di tutti sulle sue anomalie, il giusto come il greco Aristide, figlio di Lisimaco – ama vedere il male in tutto ciò che non gli appartiene o non produce direttamente.

Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti, colleghi e no, a iniziare dagli avvocati anche penalisti, che il suo modo di servire la Costituzione è notevolmente eccentrico. E tuttavia c’è un silenzio tombale su di lui, anche da parte dello stesso Pm che non si sente condizionato dalla «prossimità sociale» come, appunto, afferma Tommaso Coletta.

Così con l’accanimento – absit iniuria verbis – dello sciocco, che non sa né vuole ragionare, Claudio Curreli è passato allegramente di sopra a tutte le prove, testimoniali e documentali, pur di farci condannare da Gaspari – che, a mio parere, è stato al gioco senza prestare affatto attenzione a quello che aveva in mano perché glielo avevo fatto arrivare. Ci sono le ricevute di raccomandata 1.

Questo iperattivo sostituto non ama svolgere indagini: gli bastano i “frigni” (e le fregnacce) delle sue adorate persone offese. Se è costretto a svolgere indagini, viola l’art 358 cpp: dimentica accuratamente di fare indagini anche a favore degli indagati. Insomma: si può dire che Curreli non di rado falsa la realtà fattuale e tende trappole al giudice, intasando pure l’amministrazione della giustizia e causando danni di vario genere? O è vietato perché qualsiasi magistrato deve essere comunque ritenuto al di sopra della legge stessa?

Lo ha fatto, Curreli, finendo per coinvolgere, in questa specie di polka sprizzante, anche la sostituta Chiara Contesini, una metafora di vergine Camilla da lanciare nella battaglia dei Rutuli contro le forze di Enea al suo arrivo nel Lazio; regione in cui i troiani fuggiaschi non trovano la Terra Aperta di Curreli né una Vicofaro pronta ad accogliere i réfugiés dopo aver fatto loro gli esami di ammissione all’albergo Santa Maria Maggiore.

Facciano! Ma ormai è chiaro e ineluttabile che il mai-comandante non solo è sempre stato sfacciatamente protetto da tutti (a partire perfino dalla sua procura in cui aveva prestato servizio come Vpo-bòcia), ma ha anche tenuto illecitamente il posto di comandante dal 2000 al 2015, pur avendo perso ogni grado di giudizio sia nella giurisdizione amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) che in quella civile del lavoro. Tant’è che ha già pagato anche le spese della sua catastrofe in Appello a Firenze. Leggetevi i documenti.

E ora il Pm Coletta, garante della legalità a Pistoia, come lo spiega il fatto che a questo mai-comandante e a sua moglie è stato permesso (anche con l’avallo di Gaspari) di produrre quintali di carte fasulle senza uno straccio di indagine fatta secondo il crisma di dio e dell’art. 358 cpp? È pertinente o no questa domanda?

E, date le acclarate circostanze; accertato che tutto ciò che abbiamo scritto è solo verità; considerato che tutto ciò che ha sparato il Nesti altro non è che calunnia, estensibile anche alla professoressa Milva Maria Cappellini: come farà, sin da ora, la procura a continuare a proteggere, in assoluta terzietà e imparzialità, un suo subalterno che imperversa come crede e vuole sotto il naso di tutti con la famosa aria da me n’impipo (traduzione contestualizzata da Camilleri-commissario Montalbano: me ne catafotto), tanto per citare Manzoni?

Sono io un pazzo visionario, dottor Coletta, o, per citare l’Amleto, c’è del marcio in Danimarca? E che ne dite voi, avvocati penalisti, Camera Penale, giornalisti iscritti all’Ordine dei Silenziarii?

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]



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ipocrisia a fette. OGNI VOLTA CHE SI RICORDA È PERCHÉ SI È SCORDATO O PERCHÉ NON SI È MAI SAPUTO COSA DIRE SE NON MISERE BANALITÀ https://www.linealibera.online/ipocrisia-a-fette-ogni-volta-che-si-ricorda-e-perche-si-e-scordato-o-perche-non-si-e-mai-saputo-cosa-dire-se-non-misere-banalita/ Sun, 29 Jan 2023 12:23:06 +0000 https://www.linealibera.online/?p=387165 La shoah è una cosa seria e per questo ho lasciato che la retorica del Romitino avesse liberamente il suo corso, senza sentirmi dire che sono un cinico rompipalle arruffapopoli e matto. Mi piacerebbe però assai interrogare approfonditamente gli amministratori...]]>

La shoah è una cosa seria e per questo ho lasciato che la retorica del Romitino avesse liberamente il suo corso, senza sentirmi dire che sono un cinico rompipalle arruffapopoli e matto. Mi piacerebbe però assai interrogare approfonditamente gli amministratori di Quarrata su questi temi di cui ripetono e fanno ripetere le solite frasi fritte e rifritte imparate a pappagallo in una “casa del popolo” (pardon: in un circolo Arci)…



MENTRE SI PARLA A SBAFO DI SHOAH

SI GHIGLIOTTINA LA LEGALITÀ


 

Ma i due gemellini siamesi (sindaco reale e sindaco apparente) lo sapranno cos’è stato Auschwitz o lo avranno sentito rammentare e basta?

 

Shoah, “tempesta devastante” in ebraico. Oggi la sinistra sbava per fare a chi più rammenta, ricorda, parla, sproloquia, scazza su questo tema che i comunisti di allora (i russi di Stalin), dopo aver liberato il campo di Auschwitz, continuarono a trattare con “provvedimenti siberiani antisemiti”.

Shoah e mafia sono temi tipici della sinistra in salsa-radical da oltre 75 anni. E se vedo sacre rappresentazioni come quella di ieri a Quarrata, patrocinata da un’amministrazione di diversamente abili sotto il profilo della preparazione storico-letteraria (Mazzanti leggeva solo libri di avventure; Romiti non avrà superato – dato il silenzio sul tema – i livelli degli album di Paperino), mi scappa da ridere per non lasciarmi andare a una lacrimosa “shoah dei quarratini appecorati al pensiero unico superficiale” che si ritrovano, e per loro libera scelta, alla guida della decaduta “capitale del mobile (a pezzi)”.

Immaginate soltanto che razza di palle ci farà il Pd – o il Padel o come altro cazzo si chiamerà – se Bonaccini verrà sodomizzato dalla Schlein, a cui – stando alle sue stesse dichiarazioni, invero un po’ contraddittorie – non manca un apposito e rodato membrum virile (per essere continenti, come vogliono i magistrati pistoiesi: il pisello). Sarà tutta una propaganda shoahica da mane a sera. Aiuto, gente!

In realtà della shoah non è mai interessato una minchia a nessuno che non sia finito in un Lager ed abbia vissuto anche un solo giorno da deportato. Cosa che non è capitata, specie al Mazzanti e al Romiti, uno impegnato a giocare a burraco per gran parte della sua vita; l’altro a pigiare bottoni alla ex Cassa Rurale e Artigiana di Vignole.

Quando Levi – poi, io credo, suicida per l’insostenibile leggerezza dell’essere sopravvissuto – cercò di pubblicare quel Se questo è un uomo di cui non saranno mancati ieri, a Quarrata, dotti riferimenti: tutti gli chiusero la porta in faccia. E gliela riaprirono solo dopo che la pubblicazione “a pago” era avvenuta e aveva avuto troppo successo perché l’allora Pci non ci mettesse la zampa sopra onde rivendicarne il copyright.

Allora Levi, il massimo testimone della shoah, fu anche iscritto del e al Pci. Da cui, tuttavia, si staccò sdegnatissimo dopo i fatti di Sabra e Shatila, dato che, da persona umana e razionale, si rese conto che non esiste un popolo di Dio: in primo luogo perché Dio non esiste (Levi apparteneva agli ebrei non credenti); in secondo perché anche gli ebrei, facenti parte della razza umana, erano uomini, feroci al pari dei nazisti stessi.

Primo Levi

E notate, cari fringuelli di Comune e procura, che i miei nonni e mia madre (quella che, anche grazie a Renzo Dell’Anno e a Giuseppe Grieco, non è più potuta tornare a casa sua dal 2008, quando il Comune di Quarrata concesse illegalmente, al ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, di chiudere le piazzole di pubblico uso a parcheggio su via di Lecceto), avevano ospitato in casa loro una famiglia ebrea da salvare; e mia madre, Bruna Lapini, accompagnava uno dei ragazzi ebrei a Pistoia dal dentista, fingendo che fosse un suo fratello minore, su un calesse della fattoria Baldi-Papini di Montorio con alla guida un giovane militare tedesco. Tenete inoltre presente che il mostro di stalker che sta qui scrivendo, cioè io, ha molti amici ebrei: anche in Israele e non solo al circolo Arci di Forlimpòpoli…

Chiedere all’amministrazione di Quarrata di sapere queste cose è come pretendere che un quadrupede mono-ungulato, ancorché bellissimo e di razza amiatina, possa ottenere la tesi di laurea specialistica con 110 e lode: nemo ad impossibilia tenetur, nessuno è tenuto a fare miracoli.

Così il tutto resta nel limbo dell’ipocrisia a fette né più né meno di quando la Sabrina Sergio Gori, sindaca inutile, non ha inteso far rispettare le norme del suo Comune, da lei stessa disastrato, sulla salvaguardia della collina del Montalbano; né più né meno del Mazzanti dagli occhiali a culo di bicchiere, quando si è rifiutato di fare il suo dovere rispettando la Costituzione, le leggi d’Italia e i regolamenti del Comune di Quarrata; o del Romiti, il più fragile, improvvisato e impreparato, tramutatosi in uomo-ragno/sindaco, che continua a rifiutarsi, in maniera demenziale, con i suoi tecnici, di fare quel che deve e, da sciocco, si limita a ripetere le cazzate tipiche della sinistra come un disco rotto.

Del resto cosa volete che facciano gli amministratori della terra pistoiese se, spesso, a malapena sanno fare la propria firma? E poi, oltretutto, hanno illustri Mèntori, che li orientano bene, nei pubblici ministeri della procura/tribunale penale di Pistoia.

Il sostituto Claudio Curreli è sempre molto impegnato. Ecco perché forse a volte lascia le sue indagini in mano ai vice procuratori onorari come nel caso dei maltrattamenti a quattro disabili della Maic

Per chiarezza:

  1. il procuratore capo Tommaso Coletta che, con la sua circolare 574/2 del 14 marzo 2022 vieta di fatto il diritto di difesa della sua amata «gente comune»; e, a quanto pare, lascia condannare me che chiedo la fedele applicazione di leggi e regolamenti, ma protegge (questo è uscito e questo riferisco) la Lucia Turco, sorella del suo ex procuratore aggiunto di Firenze, Luca Turco, mentre con certi provvedimenti emanati (la circolare 574 citata) sembra andare d’accordo in perfetta calettatura con la Cecilia Turco, cugina della Lucia e del Luca citati, e presidente dell’ordine degli avvocati pistoiesi;

  2. il sostituto Claudio Curreli, sempre in giro a indottrinare il popolo con gli “alberi di Falcone”, i corsi scout-Agesci, le conferenze sulla Costituzione, di cui non sembra avere alcuna pallida contezza o se ne starebbe zitto;

  3. il sostituto Giuseppe Grieco che, violando ogni norma e regola – sia dell’ordinamento giudiziario, che del codice etico dell’Anm, associazione nazionale magistrati – entra in aula e offende la giustizia e gli imputati mischiando, e facendo mischiare a certi avvocati, le accuse con i fatti della vita di persone, animali e cose che non sono oggetto in discussione. Ma a Pistoia in aula, e per sommo spregio della correttezza logico-giuridica, si giunge anche a chiedere alla gente perché non si è iscritta a un certo partito politico piuttosto che a un altro, oppure [vedasi caso Romiti] si domanda spudoratamente perfino “con che coraggio si può stare a fianco di uno squalificato come Edoardo Bianchini. Già, perché a me è stata cucita, comunque, la stella di David sulla giacca…

  4. È tutta e solo retorica a cui i magistrati fanno finta di credere insieme ai nostri beneamati politici dei più disparati colori…

    il giudice Luca Gaspari che non legge alcun documento, ma, acriticamente, dà ascolto e ragione a un falsario impenitente come Iuri Gelli, servo sciocco del Mazzanti; e ignora che costui ha fornito falsa testimonianza sotto giuramento in aula a un illustre giudice della repubblica che s’è fatto menare per il naso, a mio parere, per motivi di opportunità di colleganza onde non smentire il castello di sabbia delle accuse ammassate sotto forma di abigeato di querele raffazzonato da Claudio Curreli;

  5. la giudice Patrizia Martucci, che decreta personalmente le regole che devono essere rispettate e subito dopo, a prescindere (irragionevolmente o ad hoc?) commina 104 giorni di arresti domiciliari a chi, come me, non ha violato alcuna delle sue profezie da Pizia di Delfi seduta sul trìpode (la capiranno la metafora o no, in Piazza Duomo 6?).

Se non è – mutatis mutandis: si comunichi, come scrivono i magistrati imperiosi, la traduzione all’avvocata Elena Giunti che non sa il latino) – una variante, questa, di obbrobrioso nazi-fascismo liberal-democratico, come una sorta di Gryphon o Cerberus varianti-covid, che cos’altro è, signori delle vite altrui lasciati liberi e allo stato brado?

«Guerra è sempre», dice Mordo Nahum in La tregua.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


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2023 in arrivo. OGNI POPOLO HA LE SUE SCIAGURE: QUELLO ITALIANO CREDE ANCHE A CALENDA https://www.linealibera.online/2023-in-arrivo-ogni-popolo-ha-le-sue-sciagure-quello-italiano-crede-anche-a-calenda/ Mon, 26 Dec 2022 08:30:35 +0000 https://www.linealibera.online/?p=385074 C’è da credere che per i sostituti Giuseppe Grieco e Claudio Curreli le nozze-Masini siano avvero un mirabile esempio di «giornalismo montanelliano»…]]>

C’è da credere che per i sostituti Giuseppe Grieco e Claudio Curreli le nozze-Masini siano avvero un mirabile esempio di «giornalismo montanelliano»…


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giustizia & nebbie. GLI STRANI RAPPORTI DELLA GUARDIA DI FINANZA CON MILITI E PROCURA https://www.linealibera.online/giustizia-nebbie-gli-strani-rapporti-della-guardia-di-finanza-con-militi-e-procura/ Fri, 09 Sep 2022 11:44:59 +0000 https://www.linealibera.online/?p=378305 Il suicidio del militare della guardia di finanza c’impegna in alcune considerazioni per dar voce a chi non può usarla impunemente. Nuovi luci sul buio profondo di certe realtà pistoiese   NON SI DEVE PIÙ RISPETTO A UN UOMO CHE...]]>

Il suicidio del militare della guardia di finanza c’impegna in alcune considerazioni per dar voce a chi non può usarla impunemente. Nuovi luci sul buio profondo di certe realtà pistoiese


 


NON SI DEVE PIÙ RISPETTO

A UN UOMO CHE ALLA VERITÀ


 

La caserma della Guardia di Finanza a Pistoia

 

PISTOIA. La drammatica lettera del militare della guardia di finanzia Beniamino Presutti è surreale.

Una età, quella del finanziere – 50 anni – che non è tale da impegnare in un bilancio esistenziale di chiusura. La terminologia di apertura della lettera di addio/denuncia è peraltro surreale per la presenza di termini soliti al linguaggio burocratico.

EccO un passaggio eloquente: Lo scrivente Presutti Beniamino, nato a Perugia il 20/04/1972 residente in Vitorchiano (Vt) via Bachelet e domiciliato in Pistoia via Foresi, Maresciallo Aiutante della Guardia di Finanza in servizio presso la Sala Operativa del Comando Provinciale di Pistoia, scrive la presente mail alcuni minuti prima del proprio decesso al fine di far conoscere le cause che lo hanno portato a prendere questa decisione.

Il suicida, non usa la prima persona, ma il participio presente, specificando la data di nascita, la sua residenza e domicilio, proseguendo con il grado e la funzione: tutti dati superflui per una valutazione del suo drammatico gesto che compirà con incredibile lucidità, di lì a poco.

Infatti, la portata della dichiarazione elettronica (si tratta di una mail convenzionale, spedita alle redazioni dei quotidiani nell’imminenza della decisione finale) arriva pienamente quando specifica: alcuni minuti prima del proprio decesso (eufemismo per descrivere una morte autodeterminata) che, sopraggiungerà di lì a pochi attimi per delle gravi cause che lo hanno portato a prendere questa decisione.

Fermiamoci qui: “gravi cause”. Quali siano le cause, lo spiega in modo sufficiente, ma è davvero tutto?

A noi di Linea Libera, che, a nostro parere ma in realtà, siamo stati perseguitati da stalking giudiziario, con pervicacia, dalla procura di Pistoia e poi condannati dal giudice Luca Gaspari a vari anni di carcere per un cumulo di vergognose querele-bavaglio, torna subito alla mente un’analoga condizione di mobbing sul lavoro avvenuto – come riporta il quotidiano Libero – al comando della guardia di finanza di Firenze, dove un altro militare, Daniele Cappelli è salito agli onori delle cronache (questa sarebbe la definizione corretta, ma lo sarà per l’integerrimo finanziere?) per essere stato, lui – riporta sempre Libero quotidiano –, troppo efficiente (e perciò fermato dal sostituto Tommaso Coletta) nell’indagare sulla sorella di Luca Turco, collega del Coletta stesso, sullo svolgimento dell’indagini di un concorso “pilotato”: l’ennesima vicenda di Concorsopoli nella sanità fiorentina, sempre magnificata da una pseudo-giornalista al servizio del Pd, la signora Daniela Ponticelli, usata pure come spia da Paolo Morello Marchese, checché abbia deciso il giudice Gaspari per darle ragione nelle sue lagne di querela, senza approfondire i fatti in sé stessi nella loro incontestabile vertità. Fatti, si sottolinea, tutti documentati com’è costume di Linea Libera il giornale da perseguitare e silenziare (neretto aggiunto dal direttore bianchini).

La storia del finanziere che sarebbe stato perseguitato da Tommaso Coletta

Le dichiarazioni rese dal Cappelli (che si dichiarava perseguitato da Coletta & C) al Csm, sarebbero purtroppo, se confermate, davvero emblematiche di un gestione “pilotata” di quella che burocraticamente si chiama viene chiamata “Autorità Giudiziaria”: l’espressione più alta – direbbe la Gip Patrizia Martucci – delle indiscutibili «autorità costituite», in quel malcostume che, nella procura di Pistoia, ha visto perseguitato, con mobbing e stalking, il luogotenente Sandro Mancini, peggio del fumo negli occhi per il PM Dell’Anno, rimosso dal Csm perché dichiarato sostanzialmente incapace di gestire le sue mansioni, e dalla sua longa manus, il sostituto Giuseppe Grieco, che, a parere di chi scrive questo neretto, ne sta persegeguitando l’autore perché, contrariamente agli altri “gionalisti” di Pistoia, sfidò la procura e la sua autorità indiscutibile seguendo tutto lo sconcio del processo-Mancini in primo grado e in appello (anche qui neretto aggiunto dal direttore Bianchini).

I commenti dei feisbucchiani apparsi sulla notizia del suicidio del finanziere, sono in prevalenza disincantati, esternando la più banale generica e impersonale condoglianza e lutto, mentre altri sono più genuini e ricordano che questo sarebbe il secondo militare che a Pistoia si dà la morte; altri invocano delle indagini supplettive per verificare la fondatezza dell’ipotizzata sussistenza di una vessazione prolungata nei confronti del suicida che speriamo di sapere smentita dalle indagini.

È vero che nelle caserme della GdF si “getta la polvere sotto al tappeto”? È vero che nella caserma di Pistoia (ma cosa ne è delle altre dislocate nel resto d’Italia?), come ha scritto il Presutti, la gerarchia vuole che agli occhi dell’opinione pubblica l’immagine del Corpo appaia perfetta, senza interessarsi minimamente del personale? In metafora, siamo al fenomeno delle SS drogate per poter apparire come dei guerrieri da Nibelungenlied degno di essere musicato da Richard Wagner? (ancora neretto del direttore Bianchini).

Questa infelice condizione, sembra che sia stata denunciata anche a Firenze dal suicida (poi anche lui demansionato, mobbizzato e oggetto di stalking militar-giudiziario); perciò sarebbe interessante sapere se il “corpo” della Guardia di Finanza o il Ministero degli Interni intendano aprire opportune indagini su scala nazionale, assicurando un’inchiesta ad hoc (ma seria, non assolutoria come al solito) per capire se c’è o non c’è stata questa malsana gestione oppressiva del personale.

Alessandro Romiti

[alessandroromiti@linealibera.online]


 


 

dies irae. LIBERA NOS, DOMINE,

DE MORTE ÆTERNA. . .

 

La logica di Aristotele, ignota a procura e tribunale penale (ma anche civile) pistoiese, suggerisce un paio di considerazioni di “verosimile” (o “vero poetico” manzoniano) sui reali rapporti procura-polizia giudiziaria a Pistoia

 

Il titolo di questa nota è trasparente perfino a chi non conosce il latino come l’avvocata Elena Giunti, la difensora a spada tratta di tutte le calunnie, le falsità, le stupidaggini, le coglionerie del ragionier non-dottor, a cui il giudice Luca Gaspari ha dato pieno credito, evitando con cura meticolosa di studiarsi tutte le carte che riguardano la viabilità quarratina. E l’ha fatta davvero grossa!

NODI AL PETTINE. È un vero problema che il giudice Luca Gaspari definisca le situazioni da me narrate nei miei articoli come prive di fondamento. Ciò significa una sola cosa: o che il giudice non sa leggere i documenti certi e ufficiali rilasciati dallo stesso Comune di Quarrata; oppure che si è fatto prendere la mano, in ipotesi, dal desiderio di voler salvare Iuri Gelli, l’ultra-falsario dirigente e responsabile dell’ufficio tecnico, da un’ipotesi di falsa testimonianza. Il problema, ovviamente, non è mio, di Edoardo Bianchini: è suo, di Luca Gaspari. Queste e moltre altre carte, Gaspari le aveva. Perché, allora, non ha voluto tenerne conto nelle sue decisioni? Lo stato di diritto cos’è per i giudici di Pistoia?

Anche i giudici commettono errori. Va però detto che, quando sono a loro disposizione tutti gli strumenti certi e attendibili fino a querela di falso, per fare vera giustizia secondo certezza; ma alla fine decidono, come pseudo-Salomoni in trono, di respirare la fuffa di dirigenti come lo Iuri Gelli, figlio e cognato del Pd, limitandosi (cui prodest? Questo traducetelo alla Giunti, perché è più difficile…) a un giudizio, quello sì, destituito di qualsiasi fondamento: allora, se peccano, peccano due volte e sono pertanto doppiamente colpevoli come Luca Gaspari.

A cui chiarisco che questo è il mio parere, su cui si dovrà tornare anche in virtù del brocardo che recita bis peccat qui crimen negat (traducetelo a chi sapete).

Avete letto, sopra, le riflessioni di Alessandro Romiti sul suicidio del maresciallo della finanza di Pistoia Beniamino Presutti.

La sua lettera, anche se v’era scritto che era stata spedita a tutti i giornali, al nostro non è mai giunta: o la avremmo pubblicata senza battere ciglio come ha fatto tuscianews. Parola non mia, che sono inviso e perseguitato in una città di pavidi leccaculo, ma di persona di limpida fede e professione: Andrea Balli. Nessuno di noi ha avuto quella lettera.

Quanto al clima che si respira a Sarcofago City nella caserma della guardia di finanza, lo potete desumere dopo aver letto l’immagine che precede.

Aggiungo solo due cose:

  1. chi inoltrò il mio ricorso, scrivendo che l’esposto era nei confronti di persone da identificare, non la disse per niente giusta ai giudici di Genova. Dètte, se mai, loro una mano per iscrivere, con più facilità, il documento nel registro-ignoti.

    I nomi c’erano eccome! E citati a chiare lettere, ad alta voce e senza peli sulla lingua che batte dove il dente duole.

    Quale, quindi, la ragione di avvolgere di nebbia un esposto la cui responsabilità era e restava solo di chi lo aveva scritto e sottoscritto: cioè io e solo io?

  2. con la preghiera rivolta al PM di Genova («voglia codesta A.G. valutare l’opportunità di delegare le indagini ad altra forza di polizia ritenuta competente»), il finanziere che trasmise il mio esposto, cosa intendeva suggerire a chi dovrebbe vigilare sul corretto comportamento dei magistrati di Pistoia?

    Forse – penso e opino in libertà di opinione – che per il trasmittente pistoiese “sarebbe stato opportuno liberare la GdF de morte aeterna , cioè dall’aria della procura di Pistoia”?

La logica di Aristotele, ignota a procura e tribunale penale (ma anche civile) pistoiese, suggerisce un paio di considerazioni di “verosimile” (o “vero poetico” manzoniano) sui rapporti procura-polizia giudiziaria a Pistoia.

Visti dal di fuori, questi suggerimenti e passi della GdF, ricolmi di cautele e di rispetto a capo chino, sanno tanto di un prudenziale «se li conosci li eviti».

Non avesse a verificarsi quello che si è già verificato con altri a Pistoia. Perché, come dice Primo Levi, «se è successo, può succedere di nuovo» – uno, dieci, cento altri casi-Mancini.

Ma ci sarà tempo e paglia per maturare sorba e canaglia. Abbiate fede.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


 

Non voglio essere un privilegiato alla Perrozzi, alla Nesti, alla Blimunda, alla Ponticelli, alla don Baronti, alla Pira, alla Iossa Fasano, alla Sabrina Sergio Gori, alla Benesperi, alla Ciottoli, alla Ferdinando Betti e a chi volete voi o ho dimenticato.

Chiedo solo che facciate in modo che la vostra legge (perché non di rado la amministrate/somministrate come cosa vostra) mi conceda le stesse libertà che sono state date a personaggi come Fedez.

Insomma: lasciatemi cantare con la coscienza in mano… lasciatemi cantare, dal ver non mi allontano!

Mai. perché non sono un baratto o un gazzettiere (termini gozzaniani per politico e giornalista).


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vicofaro & dintorni. UN SEMINARIO PERFETTO DI COME FUNZIONA LA DEMOCRAZIA IN ITALIA E A SARCOFAGO CITY https://www.linealibera.online/vicofaro-dintorni-un-seminario-perfetto-di-come-funziona-la-democrazia-in-italia-e-a-sarcofago-city/ Tue, 06 Sep 2022 09:53:49 +0000 https://www.linealibera.online/?p=378596 Anche la gente della parrocchia di Santa Maria Maggiore, che lotta da sempre contro i problemi ben noti dei rifugiati di don Biancalani, non è potuta sfuggire alla rieducazione dei cervelli. È un fenomeno che in qualsiasi parte del mondo...]]>

Anche la gente della parrocchia di Santa Maria Maggiore, che lotta da sempre contro i problemi ben noti dei rifugiati di don Biancalani, non è potuta sfuggire alla rieducazione dei cervelli. È un fenomeno che in qualsiasi parte del mondo (in Italia ancor più) la si puppa nel latte materno


 

Se la montagna non viene a Maometto, Maometto deve andare alla montagna


QUANDO PANIER DA CIELO NON DISCENDE

GRIDAR BISOGNERÀ A CHI NON INTENDE


 

Così la pensava Francesco Cossiga

 

Per chi ha letto con attenzione le opere di Primo Levi e ha riflettuto su cosa sia la dittatura (bianca, rossa o verde non fa differenza: oggi in Italia ne abbiamo una che si autoelogia definendosi perfino democratica), vedere che qualche attivista del comitato anti-disordine di Vicofaro pensa che il Bianchini sia stato silenziato e che, per paura, si sia messo a cuccia in un angolo, non gli suscita alcun senso di sorpresa.

È dal dopoguerra che in Italia si rieduca il popolo ad accettare l’idea che tutti gli uomini sono uguali: soprattutto nella paura.

Non è così che i dem, pur avendo perso le elezioni, hanno sempre e comunque continuato a governare e a cucinare il loro amato popolo (a parole: perché loro non hanno più posto dove mettere i quattrini e li nascondono nella cuccia del cane), riempiendolo di ciance sull’anti-fascismo, anti-semitismo, anti-discriminazione, anti-nebbia, anti-scivolo, anti-cipo delle tasse, anti, migr-anti, cris-anti, con-tanti etc.?

Anche la gente di Vicofaro che lotta da sempre contro i problemi, ben noti, della parrocchia di don Biancalani, non è potuta sfuggire alla rieducazione dei cervelli. È un fenomeno che in qualsiasi parte del mondo (in Italia ancor più) la si puppa nel latte materno.

L’effetto è il consiglio costante di genitori e famiglia che ripetono all’infinito: «Sta’ attento, nini! Tieni la bocca a freno. Parla poco e non ti mettere in contrasto con chi pòle, sennò le legnate tu le pigli te!».

La frase manzoniana perfetta e aderente allo stato psicologico dell’italiano medio è «Don Abbondio non aveva un cuor di leone».

Per questo – credo – che anche il comitato soffra della sindrome della sudditanza. E cerca – sia chiaro: più che legittimamente – chi lo aiuti in prima linea. Ma se vede che qualcuno non accorre ogni volta che uno di loro grida al lupo al lupo, allora l’imprinting “puppato” nel latte materno riaffiora e qualcuno finisce col dire: «Se non si vede niente presto sentirò altri». Traduzione: se il Bianchini non pubblica ciò che gli è stato mandato, cercherò altri aiuti altrove».

È commovente, fatemelo dire, questa “ingenuità”. Ma anche, senza mezzi termini alla pistoiese, un po’ più che irritante.

Finora gli altri (giornali in prima linea; poi amministratori, politici anche parlamentari e «autorità costituite» della Gip Patrizia Martucci) mi sembra che abbiano, il più delle volte, girato le spalle alle richieste di sicurezza e legalità avanzate correttamente dai vicofarini vittime dei problemi socio-sanitari-legali-di sicurezza, che li affliggono ogni giorno.

A chi potranno rivolgersi, se finora tutti – compresi la chiesa e il tribunale – gli hanno riservato i trattamento-Alighieri nell’Inferno (canto XXI, 139), quando il diavolo Barbariccia suona l’attacco con un bel peto alla Biden? «Ed elli avea del cul fatto trombetta», scrive, appunto, il padre della lingua italiana.

È normale che un magistrato interpreti due ruoli in perfetta rotta di collisione e che nessuno dei suoi superiori e colleghi sappia, veda e taccia? E un magistrato penale deve dare o no l’esempio di rigoroso rispetto della legge? Non è lui che ci rinvia a giudizio per darci salutari lezioni su come dobbiamo comportarci da ineccepibili cittadini? E i magistrati sono cittadini o stanno un gradino più su di chi paga loro lo stipendio ed è loro datore di lavoro? Ma lo stato e le «autorità costituite» sono organismi concreti o entità astratte come dio?

In La tregua Mordo Nahum ricorda a Levi che «Guerra è sempre». Oggi lo voglio ricordare io a certa gente di poca fede. E voglio darle anche un consiglio.

Invece di minacciare di rivolgervi ad altri se io non scrivo obbedendo alla vostra bacchetta da Beatrice Venezi, perché anche voi, memori che «guerra è sempre», non radunate una compagnia di vicofarini ignorati dalla procura e non vi presentate al terzo piano del tribunale – ovviamente dopo aver chiesto udienza in maniera ufficiale al PM Tommaso Coletta – domandando direttamente a chi deve difendere la «gente comune», perché nessuno dei sostituti pistoiesi si occupa dei problemi generati da don Biancalani che “disobbedisce (alla legge) e accoglie”?

Anzi. Fate a Coletta anche questa domanda: «Dottor Coletta, com’è possibile che un suo subordinato, il sostituto Claudio Curreli, possa esercitare l’obbligatorietà dell’azione penale, ma di fatto, violando quel suo dovere, non solo non vede il problema Vicofaro, ma addirittura, coordinando il centro smistamento irregolari attraverso Terra Aperta, opera palesemente contro legge?».

Fatelo, amici di poca fede. Vengo anch’io – perseguitato da stalking giudiziario proprio grazie a Curreli – ad assistervi e a darvi una mano.

Così si vedrà subito se se mi sono fatto silenziare o no.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


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appoggio o opposizione? SILVIO BUONO TENTENNA E SCUOTE LA MAGGIORANZA IMMOBILE SUL PROBLEMA DEL VIGILE “LADRO E FALSARIO”… https://www.linealibera.online/appoggio-o-opposizione-silvio-buono-tentenna-e-scuote-la-maggioranza-immobile-sul-problema-del-vigile-ladro-e-falsario/ Thu, 02 Jun 2022 08:15:15 +0000 https://www.linealibera.online/?p=372877 Un post apparso sul Fb del capogruppo consigliere di Agliana Civica ex-Lega per Salvini, Silvio Buono, conferma la crisi tra la lista civica e amministrazione     AGLIANA. Il post in questione, riporta un testo eloquente: Silvio Buono non intende...]]>

Un post apparso sul Fb del capogruppo consigliere di Agliana Civica ex-Lega per Salvini, Silvio Buono, conferma la crisi tra la lista civica e amministrazione


 

Storie di ordinaria follia del Regno di Agrùmia

 

AGLIANA. Il post in questione, riporta un testo eloquente: Silvio Buono non intende farsi discriminare e potrebbe, facilmente, passare da una lista di appoggio a una lista di opposizione. Ma questo l’assessore Agnellone l’ha capito? L’ha capito che la causa della sofferenza di maggioranza, con crisi intestina e (nel caso di Benesperi) di intestino è proprio lui?

Ecco il testo apparso sulla pagina Fb del capogruppo civico.

Buonsenso SÌ, condivisione incondizionata NO.

L’impressione è che da parte di questa Amministrazione si diano un po’ troppe cose per scontate, a partire dallo scarso (se non proprio inesistente) coinvolgimento del gruppo Agliana Civica nelle decisioni assunte. Questo nonostante sia sotto gli occhi di tutti che l’apporto del nostro gruppo, in termini di numeri, è fondamentale per la tenuta della maggioranza in Consiglio Comunale.

Confidiamo che la nostra dimostrazione di buonsenso (l’ennesima) porti ad un rapido e tangibile cambio di passo da parte dell’Amministrazione nei nostri confronti. A suo tempo abbiamo assicurato il nostro “appoggio esterno” all’Amministrazione, pur senza vincoli di maggioranza. Ebbene non si tratta di una “assicurazione perpetua”.

Restiamo fiduciosi, come sempre abbiamo fatto, mettendo sempre avanti il bene del nostro paese.

Insomma, la politica del consociativismo al Babà col rum (leggi Paola Aveta) sembra avere i suoi primi effetti. Nel consiglio del 12 maggio, in cui si discuteva del bilancio, il sindaco Luca Benesperi indossava gli occhiali scuri da sole: guardatevelo e chiedetevi “se questo è un Sindaco” come direbbe Primo Levi.

L’Agnellone cianchettatore Ciottoli, che arriva tardi e che entra ed esce diverse volte dalla sala, le assessore Fondi e Avvanzo che arrivano nel corso della serata: così è se vi pare. Un teatrino che ricorda i tempi del commissario Fragai, dimostrando la perpetuazione delle irregolarità formali che, come è noto, nella Pa, sono sostanza.

Si può parlare di giustizia schizofrenica a Pistoia o si rischia di prendersi altri tre o quattro anni di carcere per lesa maestà?

D’altronde Benesperi è un sindaco “non convenzionale” e notoriamente lunatico come ci spiegano i suoi osservatori del terzo piano.

Sembra inoltre proiettato nel futuro più lontano, dopo essersi affannato – come ci spiegano – a rimuovere il programma del Giugno che lui stesso aveva pubblicizzato sui social, in quanto prevedeva un imbarazzante evento in programma per il fantasioso giorno del “31 giugno” (nuovo calendario ad Agrùmia); ecco che giunge, evidentemente confuso, all’anno 20222.(…ma il Pierucci c’è o hai rimosso anche lui?)

In conclusione, che cosa aspetta Agnellone Ciottoli, assessore ai LL. PP., a rimuovere i contenitori di acque inquinate da liquidi di bonifica che sono abbandonati in prossimità dell’area davanti al giardino di Carabattole “love park” dei quali si lamenta lo stesso Silvio Buono in un post dedicato?

E del problema del vigile “ladro e falsario” condannato il 10 marzo scorso dal dottor Luca Gaspari? Eppure quel vigile svolge tuttora i compiti di pattuglia per la sicurezza di Agrùmia. Hanno intenzione o no di prendere i dovuti provvedimenti? Non possono essere bastonati solo i cronisti di Linea Libera. Ma il tribunale e la procura, a Pistoia, cosa ci stanno a fare? A condannare chi scopre le mele a chi ha il sedere sporco?

Tutto questo alla vigilia del Giugno aglianese. Date retta: non festeggiate oggi il 2 Giugno. La repubblica (con il broglio referendario che ci fu) ha portato solo male all’Italia. Ci ha tolto dalle ginocchia del re, per metterci seduti su quelle del dio latino Mutino Tutino (detto anche Mutuno Tutuno) e intendo la “loggia” dei Palamara.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


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processo politico 9. PLATONE AVEVA L’ACCADEMIA, ARISTOTELE IL LICEO: PISTOIA PUÒ CONTARE SU PROCURA E AULA SIGNORELLI. MA A PISTOIA “CI FA CONCA”, AVVOCATA GIUNTI? https://www.linealibera.online/processo-politico-9-platone-aveva-laccademia-aristotele-il-liceo-pistoia-puo-contare-su-procura-e-aula-signorelli-ma-a-pistoia-ci-fa-conca-avvocata-giunti/ Thu, 31 Mar 2022 17:25:16 +0000 https://www.linealibera.online/?p=368913 L’espressione dialettale si usa con il significato di «riscontrare in un solo luogo una notevole concentrazione di qualcosa» con particolare riferimento a personaggi dalle caratteristiche singolari. E sembra proprio che la città di Vanni e di Cino sia ben dotata...]]>

L’espressione dialettale si usa con il significato di «riscontrare in un solo luogo una notevole concentrazione di qualcosa» con particolare riferimento a personaggi dalle caratteristiche singolari. E sembra proprio che la città di Vanni e di Cino sia ben dotata da questo punto di vista


Unicuique suum, a ciascuno il suo


La giustizia non funziona


 

LETTERA A UN’AVVOCATA. Elena Giunti, figlia di Marco Giunti, ex sindaco di Agliana, è una giovine scherzosa (e birbante)…

 

Visto di lontano. Il racconto, di Primo Levi, è un rapporto scientifico scritto da un popolo alieno sul pianeta Terra. I soggetti principali sono le città, i porti e le navi, considerati le entità viventi del pianeta, perché uniche “creature” in grado di muoversi abbastanza grandi da essere osservabili dalla distanza.

Vista da vicino, al contrario, in parodia, Pistoia, o città del silenzio (anche mafioso) o, volendo, con definizione meno aulica ma superiore per effetto icastico, il sarcofago muffoso, mi assomiglia assai a La casa dalle finestre che ridono, film del 1976 diretto da Pupi Avati e ignoto ai culturosi da Circolo Arci, ma legato a due storie pistoiesi significative, per le quali – volendo – in sàtira potremmo ribattezzare il maestoso e severo palazzo di giustizia (?). E spiego perché.

Due case, a Sarcofago City, sono da collegare, per motivi diversi, a due magistrati: uno spedito altrove appena dopo l’arrivo di Paolo Canessa; l’altro ancora in servizio presso la procura di Coletta e tuttora in pìmperi, espressione dialettale del Montalbano luccianese (la collina vittima di gente come il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, Ctu del tribunale di Pistoia); modo di dire che significa “in piena auge ed attività”.

Al magistrato spedito altrove con Ups Corriere Espresso, è legata una mirabile sentenza che avvalorò la tesi difensiva secondo la quale una casa senza infissi ma – cosa ancor più grave, senza scala di collegamento verticale – era sostanzialmente abitabile.

Sic et simpliciter una delle «autorità costituite» di quelle che tanto piacciono alla Gip Patrizia Martucci, che mi ci arresta per 104 giorni, fu sana e salva, di corpo e d’anima.

Insomma: quel sindaco o quell’assessore, non ricordo bene, furono risparmiati dalla condanna che doveva essere loro inflitta in virtù dell’obbligatorietà dell’azione penale: una obbligatorietà (?) che, a Pistoia, nella casa dalle finestre che ridono, è, senz’ombra di dubbio, solo discrezionale.

Al magistrato che, tuttora in pìmperi, vaga per i corridoi del terzo piano della casa dalle finestre che ridono di Pistoia, da un’amministrazione comunale pistoiese molto accomodante e generosa (erano Pd, non era Tomasi…, che forse avrebbe fatto la stessa cosa con l’intercessione della Madonna di Lourdes, intendo il senatore conciliarista Patrizio La Pietra – vedi Agliana) fu concessa la residenza ad usum et consumum proprium et multum personalem, in un edificio fatto di sole mura, in uno scheletro di casa: e quel magistrato lì, tuttora in pìmperi, fu residente in una casa sia senza finestre che senza porta. Bello no?

 

 

Se Linea Libera avesse accompagnato Renzo Dell’Anno a «farsi i funghi suoi» alla Dynamo, sarebbe stata affidata con una trentina di querele alle cure del dottor Luca Gaspari o no? Pensate bene prima di rispondere

Allora, avvocata Elena Giunti, a sostenere l’operazione c’era il compagno Dell’Anno: sa quello che andava a farsi i funghi suoi nei boschi della Dynamo Camp con un ladro di nome Mauro Gualtierotti, suo amico e guida alla ricerca dei ceppatelli da friggere, commendatore aduso a fregare la Comunità Montana con falsi rimborsi benzina?

Di questo e d’altro sono capaci i democratici che non di rado – come quotidianamente avviene a Pistoia anche nella casa dalle finestre che ridono – se ne fottono dell’obbligatorietà dell’azione penale: una obbligatorietà (?) che, a Pistoia, nella casa dalle finestre che ridono, è, senz’ombra di dubbio, solo discrezionale.

A guardarla bene, avvocata Giunti, quella casa là più che una casa dalle finestre che ridono sembra una casa dalle finestre che se la ridono – se non addirittura una casa del popolo ove non anche una sede della sinistra catto-comunista.

Perfino la facciata – la osservi bene – è asimmetrica e con l’ingresso a sinistra per chi guarda… Sarà solo un caso?

In quella casa si fa così: gli scorbutici come me, si perseguitano – anche grazie ad avvocati come lei, rammendatrice dei guai della Giovanna Madera (poi a tempo e luogo, vedrete tutti perché. Per ora… friggete pure); e ai graditi agli dèi e ai supra-dèi si permette di fare quel che gli pare: «nel carrozzone sinistra & piddì sono un tutt’uno e la storia sta qui», canterebbe in parodia Renato Zero.

Postulati di base

— Il magistrato ha solo diritti e può impunemente ignorare i doveri;

— il cittadino ha solo doveri e, ammesso che anche chieda la legalità, se non è gradito a dèi e supra-dèi, viene inquisito; viene rinviato a giudizio; viene fatto condannare e poi… si vedrà.

Intanto è bell’e diventato uno straccio che non ha diritto di dire che «caca come un’anitra» (l’espressione ha fatto scandalo, ma era una citazione… per asini – che hanno sùbito ragliato) o che ha l’occhio tremulo-mafone come il Perrozzi; o le ruminazioni notturne o la figlia che sviene certificata dalla Sabrina Sergio Gori o altre mille e seicento banalità.

Devo per forza avere fiducia nelle istituzioni, dottoressa Martucci?

Per Postulati d’altezza

— Nella casa dalle finestre che ridono possono serenamente lavorare, financo sulle stesse materie, marito e moglie (Curreli & Curci: ma anche Grieco ha – mi dicono – la moglie in cancelleria civile e, in teoria, ha occhi e orecchie da ogni parte, come il re di Persia),

nella casa dalle finestre che ridono possono operare sostituti Pm che al mattino rinviano a giudizio me, e gente come me, con indefettibile senso morale, e al pomeriggio possono coordinare gruppi scout e ingressi di clandestini in città in nome di un generico e e non meglio precisato senso di umanità che scompare di botto quando, invece di indagare su ciò che io segnalo con prove certe, danno ascolto solo alle accuse di un ragionier non-dottor Ctu del tribunale o di un ex Vpo e gentile consorte (Andrea Alessandro Nesti & Blimunda) violando di sana pianta l’art. 358 cpp.

— A proposito: questi personaggi si conoscono fra loro? Perché, in caso affermativo (e il silenzio me ne rende giustamente sospettoso), la cordata procurale contro Linea Libera sarebbe tutta invalida e invalidante dell’intero ammasso di fanfaluche presentate per ottenere l’esecuzione capitale del/dei rompi

Diviso 2

E io, avvocata Giunti, dovrei sopportare le sue aringhe (con una sola R, ché di aringhe si tratta, per quanto sono salate e odorose di fumo di fuffa), in cui mi dipinge come un bandito dinanzi al giudice Gaspari?

Io non sono un comunista e questa non è la mia giustizia. Questa, cara Elena Giunti, è la vostra (comunistica) giustizia ispirata al più chiaro e limpido “stalinismo a fini di stato”.

Non essendo un cretino, come tutti insieme volete far credere, fate pure. Fatemi condannare: perché questo è il vostro piano collettivo, studiato e portato avanti a tavolino.

Dinanzi a tutte le mie osservazioni (su Curreli, sui falsi del Comune di Quarrata, sulle sconcezze della procura etc.) nessuno osa fiatare: e non perché non mi fareste volentieri a pezzi e bocconi per poi mischiarmi alle farine alimentari degli allevamenti di suini dell’Emilia di Bonaccini; ma solo perché il signor Tommaso Coletta non vuole che questo processo, politico e vergognoso, gli venga tolto dalle mani. Perché sapete tutti che se vi fossi tolto dalle mani, fareste la fine di tanti piccoli Napoleoni a Waterloo. Solo per questo.

Toccherà al giudice Luca Gaspari decidere sull’allegra brigata del Circolo Garibaldi 2 di Pistoia.

Sarà delegato alla sua coscienza far vedere quanto, anche lui, è giudice terzo e imparziale o quanto vorrà coprire le spalle – e le malefatte – dei suoi colleghi.

Malefatte fra cui vanno posti la violazione dell’art. 358 ccp; gli usi e gli abusi sul mio cellulare, un mio tablet e quattro computer, da parte di altri uomini delle «autorità costituite»; i 104 giorni di arresti domiciliari illeciti perché immotivatamente irrogati dalla Gip Patrizia Martucci. E molto altro ancora.

La dottoressa Linda Gambassi, sostituta Pm della procura di Pistoia vuole chiudere sui problemi dell’inceneritore

Anche qui un déjà vu, signora Giunti. Abbiamo già visto come sono stati fatti finire i morti dell’amianto alla Breda; i licenziamenti dei sindacalisti dalla Hitachi; le storie dei ladri in comunità montana, realtà in cui Gualtierotti paga le sue truffe ai danni dello stato solo alla Corte dei Conti e non anche alla procura, perché Dell’Anno ci andava insieme a farsi i funghi suoi.

Tutta gente per bene, non c’è che dire. Tutti di sinistra doc, non si sbaglia. Una fortuna per don Biancalani e i suoi neri; per la politica dei rifiuti di sinistra a Pistoia e per i responsabili dell’inceneritore (Ah, signora Gambassi! Ma cosa viene a fare a Pistoia da San Giovanni Valdarno?); per i Carbonizzi di Fognano e don Ferdinando; per Bertinelli e l’avvocato Sarteschi che difende perfino l’assessore Galardini auto-sputtanatosi e fatto dimettere per il suo brigatisico giudizio sulle forze dell’ordine… «e’ son tutti fascisti».

E ora che, fra tutti, vi siete persin messi a baciare il popò di Biden-Bidet e a vendere armi come il vostro Baffino D’Alema, mi fa quasi senso vedere il sostituto Claudio Curreli che firma per l’abolizione delle armi nucleari, ma non fa parola dei problemi delle armi chimiche presenti da quasi mezzo secolo in questa provincia: diossine e glifosati a iosa; cloruro di vinile nei pozzi di Casalguidi; discarica del Cassero, politica rossa dei rifiuti…

Lo vedo, questo magistrato impegnatissimo in tutto (ma lo conosceva o no il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi?), come uno smarrito nel mare magnum della vita.

Comune di Pistoia. In Commissione 1 i comunisti hanno presentato una petizione per costringere la politica a eliminare le armi nucleari. Ha firmato – ci dicono – anche Claudio Curreli. Quelle chimiche, però, come l’inceneritore di Montale, possono restare: sono innocue perché sono… di sinistra

Mi ha fatto ricordare un passo di una epistola di Seneca a Lucilio, la 2.2: «Certis ingeniis inmorari et innutriri oportet, si velis aliquid trahere quod in animo fideliter sedeat. Nusquam est qui ubique est. Vitam in peregrinatione exigentibus hoc evenit, ut multa hospitia habeant, nullas amicitias; idem accidat necesse est iis qui nullius se ingenio familiariter applicant sed omnia cursim et properantes transmittunt».

Traduco per chi non capisce e non sa: «Se vuoi trarre qualche insegnamento che ti resti ben saldo nell’animo, devi frequentare e nutrirti del pensiero di intelligenze indiscutibili. Non è da nessuna parte chi è sempre da tutte le parti. A chi passa la vita in viaggi continui accade questo: hanno molti luoghi in cui trovano accoglienza, ma non hanno il becco di un amico; e lo stesso non può non accadere per forza a chi non si applica con una frequentazione costante alla saggezza di nessuno, ma passa accanto a tutto a corsa e di fretta».

Il dott. Luigi Boccia [da La Nazione]
Ma come Curreli anche gli altri. Siete tutti miseramente in corsa. Nessuno che vede, che legge, che cerca di capire e che si comporta con onore e decoro come Costituzione comanda.

Che cosa aspetta Marta Cartabia, ministra della giustizia (?) a mandare i suoi ispettori a Pistoia? Non per parlare con i magistrati, ma con il popolo che subisce le loro angherie, perché quel popolo che subisce parli, anche in maniera anonima, come Luigi Boccia chiedeva all’epoca in cui seguiva, come titolare dell’inchiesta, il caso Pipitone:

«Temendo la reticenza di possibili testimoni, il sostituto procuratore Luigi Boccia, titolare dell’inchiesta, ha lanciato un appello ai cittadini di Mazara: “Chiunque abbia qualche elemento è pregato di informare anche anonimamente gli organi di polizia. Il sequestro è avvenuto – ha aggiunto Boccia – in un luogo pieno di persone dove si svolgeva il mercatino settimanale, è plausibile che qualcuno abbia visto. Lo invitiamo a parlare, e a vincere questa reticenza”».

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SIETE CERTI CHE DEBBA ESSERE CONDANNATO

UN CITTADINO SOLO PERCHÉ HA CHIESTO

INDAGINI SUI FALSI DEL COMUNE DI QUARRATA

E IL RIPRISTINO DELLA LEGALITÀ NEL CAOS?

Più che risolverli i problemi, la Procura di Pistoia li crea. Soprattutto alla «gente comune», cavallo di battaglia delle promesse del dottor Coletta.

E basta, per vederlo, una semplice occhiata a ciò che accade dentro

La casa dalle finestre che ridono

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


Sia chiaro: non è che in questa realtà sia l’Ordine degli Avvocati che le Camere Penali non abbiamo le loro responsabilità nella fattiva collaborazione basata sul silenzio di cui si circondano lasciando il campo libero a chi non pensa e non vuole essere soggetto alla legge ex art. 117 Cost.


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proverbi d’arezzo 1. IN VALDICHIANA DICEVANO: «PUTTANE E BURRASCHE VENGONO DA PISTOIA» https://www.linealibera.online/proverbi-darezzo-1-in-valdichiana-dicevano-puttane-e-burrasche-vengono-da-pistoia/ Fri, 17 Sep 2021 17:15:05 +0000 https://www.linealibera.online/?p=356773 • Il cosiddetto assessore (?) Ciottoli, dovunque si trovi, mi definisce, con disprezzo, il carcerato per quella cacca di 104 giorni di arresti domiciliari illeciti decisi, a puri fini afflittivi, da due giudici (Claudio Curreli e Patrizia Martucci) in odore...]]>

Il cosiddetto assessore (?) Ciottoli, dovunque si trovi, mi definisce, con disprezzo, il carcerato per quella cacca di 104 giorni di arresti domiciliari illeciti decisi, a puri fini afflittivi, da due giudici (Claudio Curreli e Patrizia Martucci) in odore di tutto fuorché di magistrati «terzi e imparziali»: arresti poi cancellati dal Tribunale del Riesame.

Altrettanto spregevolmente il signor Trapélo definisce Romiti il latitante. È convinto che fare l’assessore-sceriffo sia come comandare una squadraccia di gloriosa memoria.

Su questa stessa Pistoia si inserisce, con raffinata sensibilità, il sostituto signor Giuseppe Grieco, che non percepisce alcun senso di offesa nei termini carcerato e latitante.

Del resto in questa repubblica illegale, fondata sui banchieri e sul Green Pass, la casta palamarica parla la lingua che conosce meglio e crede quel che gli pare: interpreta per gli amici, applica per i nemici


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Le parole sono lo specchio dell’anima

SE QUESTO È UN UOMO (P. Levi)

SE QUESTO È UN ASSESSORE (il carcerato)


Sono bello a tutte l’ore: | ce l’ho fatta, so’ assessore. | Io prometto a tutta randa, | ma alla fine è una gran banda!

 

I PROVERBI, scriveva il Manzoni, sono la saggezza dei popoli. Nascono sempre da una verità, osservata nella realtà, che passa attraverso una ipèrbole e si condensa in una perla di sapienza.

Il famoso Puttane e burrasche vengono da Pistoia è trasparente di per sé e non ha bisogno di troppa esegesi politicamente corretta o anche di destra, ma opportunamente edulcorata con bottarga di Pd sardo spruzzato su 6 mila € alle Porte Spalancate (in dialetto del Montalbano: sparancate) di don Tofani, o sui diplomini delle donne dell’ [d]anno di Agliana, orgoglio (e pregiudizio) di gentuccia pseudo-politica di destra che, partita dal voler estirpare il mal comunista, noto anche come mal francioso e/o sifilide di Agrùmia, è finita con il trasmettere quel Covid inciùcico a forza di infilar la lingua non in bocca agli avversari con cui – come il Ciottoli-Agnellone – si rifiutava di parlare, ma direttamente nel loro anello.

Mi spiego meglio per chi fosse in ritardo con le lezioni di linguistica e glottologia (procura di Pistoia compresa). Anello nasce dal diminutivo latino anulus (significato: piccolo buco di culo) da anus, voce omògrafa, che cioè si scrive nello stesso modo, e che indica o una vecchia o il buco de culo. È un’offesa parlare di buco del culo? Pensate solo a quanto infinitamente utile.

E poi, perché la fede nuziale è un… anello matrimoniale? O è più offesa questa di un prete (ammesso che sia tutto vero), pupillo del vescovo, che spacci droga coi soldi della curia di Prato?

Anche lo zio del Ciottoli-Trapélo, don Aldo, era prete e proposto di Quarrata: prete mio e di don Tofani. Però non ho mai visto né sentito che smerciasse polverine di sorta. L’unica polvere che conosceva, era quella che c’era in chiesa sulle panche e per terra.

Gli aretini (o arezzini…) pensavano dei pistoiesi quello che ho sempre pensato anch’io: che nonostante tutti i quattrini che tengono gelosamente custoditi in banca, sono perlopiù dei braccini (e non di rado dei cervellini) corti anche se hanno seguito i corsi del Classico Forteguerri, opportunamente disfatto da una presida di gran fama perché comunista doc-dop-docg con tutta la sua mania di burocratizzare perfino le pisciate al gabinetto. È storia, non sono stronzate, gente!

Facciamo un esempio di «Pistoia città dell’avvenire; capitale [in banca] della cultura [un corno]; patria di illustrerrimi cittadini come Vanni Fucci e di quello spregioso del Gobbo Puccini; dell’avanguardia del comunismo nel vivaio della Breda (Mazzino Gargini la chiamava Broda, al tempo del procuratore capo Giuseppe Manchia); dello stalinismo restauratore di Vannino Chiti seguente all’abiura del grande sindaco Renzo Bardelli, cugino di don Manone e antesignano, su Repubblica, della caduta del muro di Berlino; del catto-comunismo con le Casermette di don Gargini/don Bagni/don Manone Bardelli e Tvl-Aias-etc., oggi tutti virati a sinistra perché è da lì che si puppa meglio…

La giunta di Agliana | non è puritana: | promette e promette | e in tasca lo mette. | Il Ciottoli poi | ben noto è anche a noi: | per troppa bottarga | fin troppo s’allarga: | poi, messo alle strette, | ti vuol fare a fette. | Non usa la bic: | adopera il crick…!

Per questo esempio guardate un borghese piccolo piccolo, icona dei politici di destra cari al duo La Pietra-Pira. Vi presento l’assessore di Agliana Maurizio Ciottoli, Agnellone-Panettone-Trapélo-Bottarga e chi più ne ha…

Ha passato decenni, all’epoca del Pedrito Benesperi affiliato ai Fogli/Iod, a vomitare, denunciare, sfanculare la sinistra aglianese; e poi, dopo l’incontro fatale con la Fatina dai capellini rosa fucsia, ha virato anche lui.

È passato dalla ostentata virilità destro-fasciona, alla virata femminilizzante pro-sinistra politicamente corretta se non addirittura Arci-Gay. Ci mancherebbe solo che si mettesse a scrivere lettere anonime anche lui, come certa gente verosimilmente del Comune che ricatta il segretario Aveta, e poi saremmo a cavallo.

Leggete cosa ha scritto a Alessandro Romiti, su Facebook di Linea Libera e rendetevi conto di che razza di politici e amministratori circolano liberi per le vie di Pistoia: la provincia dove non esiste né prefettura né procura della repubblica se non per coprire, perlopiù, le spalle alle autorità costituite (citazione dal Gip Patrizia Martucci) le quali, regolarmente, perseguitano o ignorano i cittadini che lottano per la legalità e la trasparenza, e tengono le parti dei mortarelli di fame della pollitica (con 2 elle!) locale.

Per la stronzata della risposta che leggete, il povero/disturbato Pedrito come minimo, tra un’epigastralgìa e l’altra, dovrebbe (fosse capace di intendere) ritirare le deleghe al Ciottoloso della Ferruccia, proprio in quanto assessore 2 e carica istituzionale di massimo rilievo mellettoso.

Il prefetto Iorio, nel constatarne lo inammissibile squallore morale, dovrebbe vergognarsi e intervenire; la procura, dal canto suo, dovrebbe arrossire al solo pensiero di aver rinviato a giudizio sia chi scrive che il Romiti stesso, solo perché abbiamo sempre e soltanto scritto verità fattuali legate a documenti ufficiali, mettendo a nudo l’insulsa spocchia di certa gente che è diventa amministratore locale senza averne né palle né polvere.

La domanda finale è: avevano ragione o no, gli aretini/arezzini, a ritenere che puttane e burrasche venissero sempre da Pistoia?

Lunga vita al Ciottoli: buona, non possiamo sapere quanto. Perché è vero che novembre arriva: ma l’1 e il 2 sono Tutti i Santi e… I Defunti (per chi non capisce bene l’italiano: i morti, caro Trapélo).

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]


Que vivan la libertad, la crítica y la sátira hasta siempre

 

 

Si ricorda che la Costituzione italiana non è stata ancora abrogata nonostante tutti gli sforzi da Mani Pulite in poi, con Napolitano, Mattarella, Monti e Draghi, il Pd, i Lui, Leu e Loro.

Resta pertanto libera la critica, anche per e su i magistrati che sono uguali agli altri cittadini davanti alla legge, come pretenderebbero di insegnarci ex art. 3


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fascismi neri & dittature rosse. STORIA AGLIANESE DI UN SINDACO E DI UN ASSESSORE CHE SI SONO INVENTATI INFAMIE PER COPRIRE LE LORO INEFFICIENZE E L’INCAPACITÀ DI AMMINISTRARE https://www.linealibera.online/fascismi-neri-dittature-rosse-storia-aglianese-di-un-sindaco-e-di-un-assessore-che-si-sono-inventati-infamie-per-coprire-le-loro-inefficienze-e-lincapacita-di-amministrare/ Thu, 22 Apr 2021 09:52:22 +0000 https://www.linealibera.online/?p=346361 Abbasso il sistema marcio Palamara. Abbasso l’idea che il giudice possa agire in ogni direzione approfittando del “potere discrezionale” che spesso trapassa in abuso. Abbasso l’idea che tutto – compresa la libertà di pensiero, di parola e di critica –...]]>

Abbasso il sistema marcio Palamara. Abbasso l’idea che il giudice possa agire in ogni direzione approfittando del “potere discrezionale” che spesso trapassa in abuso. Abbasso l’idea che tutto – compresa la libertà di pensiero, di parola e di critica – possa essere soggetto al “potere discrezionale” del giudice-arbitro che non di rado lavora ad arbitrio. Abbasso l’idea che il cittadino debba essere un suddito al servizio dello stato: specialmente se ogni giorno, come oggi, lo stato tradisce il cittadino

 

Oggi è il 22 aprile, data prossima al 25, Festa della Liberazione, che una famosa professoressa di francese sbagliava con quella del 2 Giugno (pòeri ragazzi!). Tra qualche giorno ci siamo liberati da cosa? Da un fascismo terribile per metterci in mano a una serie di democratici di sistema che, pur essendo soggetti solo alla legge, della legge sembrano impiparsene in tutto e per tutto? Altro che Liberazione! «Guerra è sempre», scrisse Levi.

 

IL 16 DICEMBRE FU UN MACELLO

E DA LÌ SCATURÌ TUTTO IL BORDELLO

 


 

 

NUOVA GIUNTA e nuovo corso per la città di Magnino Magni e di altri resistenti tradìti dagli elettori – come spesso ha scritto un “caccoletto” di Rifondazione con troppi interessi legati alla sinistra pistoiese e al potere in generale. E un giorno, magari, vi dico anche chi è.

Nuova giunta e nuovo corso per la città di Magnino Magni: Luca Benesperi, nato a Pistoia il 14 giugno 1985 (purtroppo Gemelli come me!), il 26 maggio 2019 viene eletto sindaco e l’11 giugno successivo viene nominato. Partito che lo sostiene: Lega Salvini Premier, Fratelli d’Italia, Forza Italia e, in loco, Debolezza Agliana.

Benesperi promette un nuovo corso: ma realizzerà solo il corso del ricorso storico o la restaurazione sotto altro colore. Manzoni, antipatico a tutti (chiesa compresa) scriverebbe:

Il forte si mesce col vinto nemico,

col nuovo signore rimane l’antico;

l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.

Dividono i servi, dividon gli armenti;

si posano insieme sui campi cruenti

d’un volgo disperso che nome non ha.

Benesperi e Ciottoli, nel trio che prevede anche l’Aveta come apice e Regina Cæli, camminano per la manina al Pd (vedi episodi come il premio Lucilla o i buoni-spesa a don Tofani e non ad altri).

Peggio di Benesperi (e ora mi querela un’altra volta, come ha fatto la sindaca più inutile di Quarrata, la Sabrina Sergio Gori – tanto la procura gliela passa a gratis…) ad Agliana nessuno.

Neppure Paolo Magnanensi, il professor di lettere che suona la chitarra, quando, da sindaco, faceva pagare – all’ex comandante Andrea Alessandro Nesti – 36 mila euro a Luigi Egidio Bardelli, detto don Manone o abate Manone, perché passasse, sui Tg60 di Tvl (du’ palle mortali), notizie di cronaca sul Giugno Aglianese: anche se le notizie di cronaca non devono essere pagate. E anche se, nello stesso momento, lo schitarratore a Tvl c’aveva – per scriverla come i laureati di oggi – la figliola, la Serena Magnanensi, in contemporanea a sgallettare in diretta e in differita. E poi Pd e giudici urlano contro i conflitti d’interesse di Silvio-pompetta, che pigia il bottoncino per farsi alzare (parole di Grillo in difesa del figlio) “il pisello” con le olgettine.

Benesperi si tira dietro anche una nostra cara conoscenza: Maurizio Ciottoli, noto in loco con i soprannomi di Agnellone/Panettone/Trapelo/Segatura, tutti gloriosamente guadagnati sul campo.

Il Ciottoli, qual pietra di fiume (l’Ombrone gli passa a cento metri da casa, ma sul versante Quarrata) va d’accordo con La Pietra. Ciottoli, come vedete, è anche uno e trino: come dio-padre fa da mangiare da dio; come Gesù-figlio, se indossa la farfallina, è un perfetto serveur; come spirito-santo basta vedere la sua aria da prete in streaming di consiglio… Poi apre bocca e la rozzezza gli esce come il miele dal favo.

In Sardegna l’Agnellone si fa pastore con tanto di coppoletta. L’avrà comprata la bottarga per farci delle belle linguine a casa Romiti una di queste sere?

Anche il Ciottoli di fiume è per il rinnovamento e per l’onda di piena che spazzi via 75 anni di profondo rosso asfissiato aglianese, in cui se se sono viste d’ogni colore. Ciottoli e Benesperi (o Pedrito, perché ne spara di grosse: arriva, per esempio, e butta nel cestino falce e martello e non si limita: lo pubblica su Facebook e poi frigna a fregna e chiede scusa) iniziano l’avventura.

Per tutta la campagna elettorale – e io che, purtroppo, li ho seguiti passo passo ne so qualcosa (ma non io soltanto) – Benesperi soffre di scariche incontenibili di diarrea (qualcuno, infatti, lo chiama, sottovoce, diarrea per non pronunciare l’equivalente sconveniente realistico aglianese cacaiola).

È cagionevole di salute; l’emozione lo frega. La procura di Pistoia non lo aiuta, anzi! Perché notifica un capo di imputazione di 25 pagine a una serie di persone offese, che vengono così a sapere anche delle sue criticità neurovegetative e/o psicosomatiche. Bello, no?

Continua a pregarmi, Luca-Pedrito, a mani giunte, di dargli una mano e guidarlo nel suo ministero: trema come il bimbone che è – perché è un bimbone.

Io, che gli ho corretto la tesi, lo conosco da un pezzo, ci sono anche amico: perciò lo aiuto. E aiuto anche il Ciottolo di fiume. Ha passato dieci anni di ghetto. È stato messo da parte da tutti; scansato come un lebbroso in quanto ritenuto “fascista”.

Non è neppur riuscito a farsi dare documenti che gli spettavano per legge come consigliere di opposizione. Ha denunciato mezzo mondo; i compagni democratici-comunisti, appoggiati anche da altre frange di criptocomunisti, gli facevano tranquillamente marameo con la segretaria Donatella D’Amico (ovvero Fata Smemorina) che secretava tutto tranne la carta del Wc. È andato alla Corte dei Conti accompagnato da Alessandro Romiti, in casa del quale ha bivaccato e cenato per mesi in campagna elettorale; si è fatto scrivere gli interventi per il consiglio da Alessandro Romiti… Ma nel 2019 i venti cambiano e lui, portato dalla piena, finisce sulla sedia d’assessore alla polizia municipale. La sua testa fa come la panna: si monta.

Nel mese di luglio 2019 Pedrito Luca Benesperi, partecipa a un incontro – c’ero anch’io e c’erano altri quattro o cinque personaggi della campagna elettorale: mi pare che fosse domenica pomeriggio – e prende l’impegno, per il bene degli aglianesi, di chiamare alle responsabilità l’ottimo comandante (parole di Rino Fragai) Alessandro Andrea Nesti, coniuge della professoressa Milva Maria Cappellini, femme engagée della cultura e scrittrice (d’insulti agli altri, però) su falsi profili Facebook e su altri suoi social a cui partecipano in diversi.

La Cappellini – che si ribattezza Blimunda, nome ignotissimo alla procura e ai suoi uomini… – viene sostenuta dal marito in persona; dal fratello; dalla segretaria particolare del signor Giuseppe Grieco, il distinto signore che sembra portato a perseguitare il luogotenente Sandro Mancini, un uomo dalla schiena dritta che ha avuto il torto di non obbedir tacendo al signor Renzo Dell’Anno.

La segretaria del signor Grieco, la signora Alessandra Casseri, scrive e applaude all’amica Milva Maria Cappellini che si era rivolta a Concita De Gregorio (Ditelo a Concita, su quel fantasma di quotidiano che continua a chiamarsi la Repubblica): anni di Vpo (vice pretore onorario) del Nesti non sono passati invano.

Il Benesperi decide di chiamare l’ottimo comandante Nesti alle proprie responsabilità civili, penali, amministrative e contabili. Siamo a metà luglio. Passano: agosto, settembre, ottobre, novembre e giunge dicembre. Niente di fatto. Il comitato elettorale chiama Luca Pedrito: allora? Ti muovi o no?

A dicembre 2019 succede un casino della Madonna del Ponte dei Bini. Pedrito Luca Benesperi, tra attacchi di diarrea, dichiarazioni ripetute e convulse stile «tanto io mi dimetto» e tremori derivati dalle responsabilità (e guardate che tutto questo è provato, non sono ciance come quelle della procura di Pistoia), sta per mandare in prescrizione ogni azione di rivalsa nei confronti del fu comandante (ma esperto scacchista) Andrea Alessandro Nesti, che nel frattempo ha fatto causa a tutti.

Mancano, nella lista dei suoi persecutori, solo Gesù, Giuseppe e Maria. E ha denunciato (una volta conottimo  tanto di firma, un’altra rigorosamente in anonimo: ma la procura di Pistoia benevolmente lo assolve in aula, secondo i costumi di certa giustizia italiana palamarica e amicale) la sua odiata ex-subordinata Lara Turelli, già a suo tempo discriminata ed esclusa dalla nomina di vicecomandante a favore dell’ispettore Sonia Caramelli.

La storia la sanno anche personaggi ignoti come il ciuco di Pipone o il can di Betto: la ignora solo la procura pistoiese, perché ha il vizio di non leggere e non informarsi, ma di limitarsi ad ascoltare gli amici – o altrimenti non farebbe tanti passi falsi quanti sembra farne.

Milva Maria Cappellini, professoressa allo Scientifico di Pistoia, moglie di Alessandro Andrea Nesti, ha fra le sue amicizie Facebook, anche l’Alessandra Casseri

Qui iniziano a nascere dissapori e critiche fra Pedrito e l’Agnellone da una parte e il loro comitato elettorale dall’altra: circa il modo di portare il nuovo ad Agliana. Cominciano le discussioni e le incomprensioni sulla necessità di chiamare o meno alle responsabilità la gestione dell’ottimo Nesti.

A forza di sforzi il comitato elettorale riesce a combinare un incontro (peraltro molto informale) a casa della segretaria Paola Aveta, a Firenze, fra la segretaria stessa (ma perché a casa sua e non in Comune ad Agliana?) e un ottimo avvocato amministrativista, fra l’altro assai generoso: il nome se lo facciano dire il signor Claudio Curreli e il signor Tommaso Coletta, perlopiù abituati – pare – a non svolgere indagini e ad aprire quanti meno cassetti e armadi possibile (e questa è critica!).

A quell’incontro Luca Pedrito (lui davvero latitante, caro Ciottoli d’Ombrone) non ci va: delega il suo braccio destro, l’uomo di pietra. Anzi di… ciottolo. L’incontro sfocia in un casino nel vero senso del termine, perché appare evidente che la dottoressa Aveta, per niente favorevole a seguire gli indirizzi dell’amministrazione, inizia a tirare la martinicca per frenare il barroccio di Luca Pedrito & C.

Qualcuno fa notare alla Aveta che mancano solo pochi giorni alla scadenza dei termini di prescrizione per poter chiamare Andrea Alessandro Nesti alle proprie responsabilità. Lei risponde con flemma partenopea che “vabbè… se non si chiamerà il Nesti a rispondere, che potrà mai succedere…?” – perché tanto paga il popolo d’Agliana, vero?

Offeso per cosa? E se lo pigliasse in giro Crozza? Gli darebbe la medaglia come alla Lucilla Di Renzo? No. Pedrito, purtroppo, è vittima dell’anonima seqeuestri. E il fatto grave è che anche procura, prefetto e questore glielo lasciano credere…

Mattinata convulsa. L’avvocato amministrativista scappa disgustato e interdetto per la tanta maleducazione che è costretto a ingoiare. Segue una raffica sfavante di telefonate incrociate e che mettono tutti in croce.

Ed eccoci al dunque. Il comitato elettorale pro-Pedrito/Segatura giustamente insiste e chiama tutti alle proprie responsabilità. E il 16 dicembre 2019, a distanza di appena qualche giorno dalla prescrizione delle responsabilità del Nesti-scacchista, il cattivissimo avvocato amministrativista, pur trattato a pesce in faccia, produce, a gratis, e passa a Alessandro Romiti, una bozza di lettera finalizzata a interrompere la prescrizione dei danni ipotizzati per Nesti; lettera che potete rileggere qui (tutti la conoscono tranne la procura di Pistoia, perché pare che non abbia voglia di leggere).

Maurizio Ciottoli lavora fino alle 2 di notte a casa di Alessandro Romiti e finalmente – ma con un parto cesareo di una fatica micidiale – il 21 dicembre 2019, la lettera viene spedita all’ottino fu comandante Andrea Alessandro Nesti, ex Vpo di Pistoia, assai “benvisto” in tribunale.

Ad oggi – e siamo a un anno e mezzo di distanza – Luca Pedrito e l’Agnellone/Segatura non hanno ancora mosso un dito per portare a termine l’operazione intrapresa di rivalsa su un comandante discussissimo, notoriamente autoritario e, per vari aspetti, perfino vessatore di suoi subalterni: quanti ne ha fatti scappare, di vigili, da Agliana? La procura ha indagato?

Fra la signora Paola Aveta, che rallenta e frena tutto il meccanismo-Comune, di cui appare essere il vero anomalo sindaco; il fatto che, richiamati ai loro impegni dal loro comitato elettorale, sindaco e Ciottoli si sono sentiti (sostengono loro) minacciati, taglieggiati e vittime di estorsione (sticazzi!); l’inesistenza del prefetto di Pistoia; l’anomalia dell’assenza di indagini da parte della procura: ad oggi i rinviati a giudizio sono quelli che chiedono (noi) limpidezza, trasparenza, legalità – purtroppo tutti termini morali che “stanno sui coglioni” a chi comanda e governa, e non rientrano né nel Vocabolario della Crusca né in quello Tre Cani (non Treccani).

Ve lo ricordate, Aglianesi? Poi dovette andare a Canossa

Oggi è il 22 aprile, data prossima al 25, festa della liberazione, che una famosa professoressa di francese sbagliava con quella del 2 Giugno (pòeri ragazzi!). Tra qualche giorno ci siamo liberati da cosa? Da un fascismo terribile per metterci in mano a una serie di democratici di sistema che, pur essendo soggetti solo alla legge, della legge sembrano impiparsene in tutto e per tutto?

Altro che Liberazione! «Guerra è sempre», scrisse Levi.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

 


 

La lettera scarlatta

La lettera scritta nella notte del 16 dicembre 2019. 1

 

La lettera scritta nella notte del 16 dicembre 2019. 2

 

«Linea Libera» non è nata per tacere e chinare il capo


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basta sistema marcio. «IO NON SOFFRO DELLA “SINDROME DI SOCRATE” E NON BEVO LA CICUTA PERCHÉ ME LO ORDINA LEI, SIGNOR CURRELI!» https://www.linealibera.online/basta-sistema-marcio-io-non-soffro-della-sindrome-di-socrate-e-non-bevo-la-cicuta-perche-me-lo-ordina-lei-signor-curreli/ Fri, 19 Mar 2021 11:25:54 +0000 https://www.linealibera.online/?p=343867 La gente della mia famiglia non è vissuta onestamente fra mille difficoltà solo per veder finire il suo penultimo discendente nelle mani di un Pm che non sa neppure obbedire al suo Procuratore Capo e che procede “a tesi” e...]]>

La gente della mia famiglia non è vissuta onestamente fra mille difficoltà solo per veder finire il suo penultimo discendente nelle mani di un Pm che non sa neppure obbedire al suo Procuratore Capo e che procede “a tesi” e a testa bassa solo per colpirmi. I miei sono tutti morti in maniera onorevole: hanno dato alla patria lavoratori, caduti in guerra e qualcuno il braccio destro per sperare in risultati così brillanti? No, gentile Pm: il suo comportamento è indegno di chi dovrebbe garantire il rigoroso rispetto della legalità, non l’obbrobrio dell’arbitrio più puro. Nulla poena sine lege: eppure sono agli arresti domiciliari da più di 90 giorni perché il suo ufficio si è inventato il reato di stalking giornalistico. Questo stato e i suoi uomini mi fanno soltanto pena e orrore

Il Pm e la Procura non mi lasciano altra via che un giorno di ordinaria follia

In Italia non vige il diritto sardo ma la Costituzione

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

#legalità&costituzione

Fra i miei vizi metto le molte rotture di scatole contro tutto e tutti: fra i suoi, di Curreli, annovero la famosa storia della monaca e del frate francescano che lo hanno visto svergognato e, forse, spedito a Pistoia per evitare scandali peggiori…

 

« NULLA POENA SINE LEGE »

MA QUALCUN SI SENTE UN “RÈGE”?

 


 

È giusto essere inquisiti e accusati da personaggi tanto discussi e tanto discutibili che non rispettano neppure le direttive del loro superiore gerarchico? Che garanzia di terzietà possono mai dare? Ci possiamo davvero sentire sicuri?

 

DA APPENA DUE GIORNI dopo da quando avevo iniziato a scrivere che a Lecceto di Quarrata c’erano cittadini di serie A e cittadini di serie B, un solerte campione della legalità, un uomo di ferro, un punitore di peccatori e criminali, inflessibile e severo, aveva già iniziato a raccogliere prove contro di me che, nei miei articoli, che prendevano di mira il Comune di Quarrata, osavo dubitare del fatto che un signore d’alto affare, il ragionier Romolo Perrozzi, che si definiva dottore senza esserlo, ma che era – evidentemente – assai gradito al tribunale di Pistoia quale Ctu, non avesse avuto favoritismi da parte dei tecnici comunali e dei politici del Pd.

Non so perché il signor Curreli abbia voluto intraprendere questa crociata; e lascio ad altri il dovere di indagare sul perché un Pm della repubblica italiana si prenda così tanto a cuore una vicenda di elementare soluzione, arrivando fino a individuare, contro la mia persona, ben 16 distinti signori offesi e danneggiati nell’onore e nel decoro che probabilmente non hanno.

In altre parole, appena io apro bocca – e vi giuro che a me il fiato non puzza – secondo il signor Curreli io perseguo un piano criminoso, come scrive lui e fa scrivere alla sua tirocinante, povera ragazza!, dottoressa Amira Toci.

Sedici persone offese e 39 atti acquisiti da questo luminare della giustizia per schiacciare una povera zecca come me, senza santi in paradiso. Che forza! A vedere la fila di bestialità che Curreli è riuscito a impilare, nasce un dubbio più che lecito: se un tizio qualsiasi presentasse in procura un mucchio di 30 o 40 querele come il Perrozzi, come minino non sarebbe giudicato da ricovero immediato? Ma il signor Curreli lo ha preso molto sul serio: lo conosce, forse, da tempo e se ne fida alla cieca?

Per Curreli no: il Perrozzi è l’uomo della provvidenza e il Bianchini è un vade retro Satana. E per questo io penso che il signor molestato, Romolo Perrozzi, fosse in qualche modo ben noto al “difenditore della giustizia pistoiese”.

Le direttive del Procuratore Capo, dott. Tommaso Coletta, disattese in pieno dal signor Curreli. 1

È stato fatto tutto – a mio non stupido avviso – fuorché la cosa più semplice e indispensabile di questo mondo: sequestrare, nel Comune delle nebbie di Quarrata, i documenti relativi al ragionier non-dottor Perrozzi; esaminarne l’autenticità e la rispondenza alle norme e regole e, indi – e solo dopo attento esame –, decidere a ragion veduta se fossi io uno stalker o lui, l’immacolato Perrozzi, un calunniatore seriale, per quanto cittadino di serie A per l’amministrazione quarratina e non solo.

L’esame minuzioso della verifica della verità dei fatti da me esposti, nessuno lo ha fatto.

Il barone rampante della legge, il cavaliere inesistente della procura di Pistoia, si è limitato a credere “a bischero sciolto”, si dice in Toscana, alle lagnanze del Perrozzi accreditate a prescindere: così – penso – era più semplice colpire un rompiscatole che da anni sta dando fastidio a tutti. Gli si chiudeva la bocca e si riduceva al silenzio una volta per tutte, no?

Di sangue proto-punico, abituato alle durezze dei nuraghi e della roccia del Gennargentu, forse anche sfiorato dal favismo isolano, il signor Curreli non ha capito che chi è nato a un tiro di schioppo da Vinci e dalla casa di Leonardo, non è men duro e meno deciso a non soccombere alla manzoniana prepotenza così ben rappresentata nella figura di don Rodrigo. Tantopiù se perpetrata da chi, invece di onorare la legalità, s’inzacchera nel laidume dei favoritismi non semplicemente ipotetici, ma concretamente accertabili, ove le indagini, anziché immaginate e date per fatte, fossero state doverosamente condotte e approfondite come etica e legge comandano.

Per il tribunale di Pistoia, e a partire da quello penale – ma non dimenticando l’altra ala civile e dei sequestri –, non basterebbero tutti i vaccini anti-Covid: lì sì, che c’è il virus che tutti vedono, che tutti sentono e da cui tutti girano alla larga. Così la gente innocente, però fragile; quella che non sa e non può adeguatamente difendersi, scrivere, strillare, perde case e beni, ma tutti gli altri, i non-vedenti/non-udenti/non-parlanti, riportano a casa il proprio lato B intatto e… giustizia è fatta. Pistoia, città sarcofago a misura d’uomo, èccola qua!

Vorrei spiegare pubblicamente al signor Curreli – non oso chiamarlo in altro modo, perché di giudici in casa ne ho avuti anch’io: e di tutt’altra pasta –; vorrei spiegargli che il mondo non si salva vestendosi da Gran Mogol degli Scout e recandosi, di notte, sulle rotonde di Agliana per veder di redimere le prostitute accolte in Italia e poi buttate a battere per strada. Sulle rotonde di Agliana e magari, anche, con l’accompagnamento di forze di polizia distratte dalle funzioni istituzionali perché un don Chisciotte una sera ha il frizzo di salvare le anime altrui perse e condannate all’inferno.

Le direttive del Procuratore Capo, dott. Tommaso Coletta, disattese in pieno dal signor Curreli. 2

Il mondo, caro signor Curreli, si salva salvando i corpi. E sia io che la mia famiglia, caro cavalcatore di Ronzinanti, ben seguìto da molti Sanchini Panza a groppa d’asino, sono 26 anni che non possiamo vivere dove siamo nati e cresciuti, perché quattro imbecilli presuntuosi, ma bene appoggiati, si sono messi in testa che sia io che tutti gli altri miei familiari ce ne dobbiamo andare da là.

Se il signor Curreli non arriva a capire che lo stalking da lui ipotizzato proviene proprio dalla parte che lui, col suo strapotere, sta proteggendo in ogni modo, mi chiedo come si possa lasciare che quest’individuo, approssimativo, cialtrone e presuntuoso, abbia il diritto di rovinare chi i diritti li ha davvero, e di elevare al cielo chi, giunto in un ambiente rurale e paesaggisticamente protetto, ha fatto e disfatto a suo piacere quel che gli è parso.

Per eccesso di specificazione – come diceva Primo Levi – l’ho scritto e lo ripeto: il signor ragionier non-dottor Romolo Perrozzi è un favorito dal Comune e non solo.

Il perché non lo sia, deve spiegarmelo lui, il signor Curreli, ma facendo correttamente il suo mestiere che, con solare evidenza, se non verifica le carte, le leggi, i regolamenti, è un mestiere che lui, in teoria servitore dello stato, non onora e non svolge con le dovute diligenza e cura. E tanto meno se prende, con sì grande slancio, le parti di un “povero mitomane” con deliri di onnipotenza.

Il signor Claudio evidentemente crede, come anche molti altri suoi colleghi, che, avendo vinto un concorso in magistratura, abbia avuto anche, in piena proprietà, il soglio della saggezza di Salomone esercitabile fino all’arbitrio.

Avrà, sì, forse, non dubito, imparato a memoria il codice, ma il suo modo di ragionare fa acqua; e la sua logica somiglia assai a una carriola con la ruota quadrata. Se lo lasci dire, senza fiatare, da chi la logica e la retorica (basi, per altro, del diritto) le ha insegnate per 50 anni dalla scuola media all’università.

Il suo modo di ragionare fa acqua perché sull’acqua dei discorsi poggia. Il suo traballante impianto accusatorio si percepisce a pelle come inventato e costruito di sana pianta a tavolino, con l’ausilio di squadra e compasso.

Non c’è dubbio che io abbia molte colpe, soprattutto perché urlo che «il re è nudo». Ma chi, come il signor Curreli, ha, in metafora, “sposato la vergine prima di andarci a letto e verificare”, o è un incapace o è in malafede.

Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. 1

Fra i miei vizi metto le molte rotture di scatole contro tutto e tutti: fra i suoi, di Curreli, annovero la famosa storia della monaca e del frate francescano che lo hanno visto svergognato e, forse, spedito a Pistoia per evitare scandali peggiori.

Poi aggiungo la spudoratezza di stare sereno a palazzo di giustizia a Pistoia con la moglie, che lavora nella stessa melma di cui si occupa pure lui – sequestri, fallimenti etc.

Ma non dimentico una bella riflessione di un lettore che pubblicai in “Giustizia e carità”, non senza disappunto…

Soprattutto intendo sottolinearne lo scandaloso comportamento con cui il signor Curreli, defensor fidei, disattende, con disinvolta sfrontatezza, anche le direttive di servizio impartite, pure a lui, dal suo superiore gerarchico, il dottor Coletta. Scaricate e leggete da qui cosa è realmente successo a dicembre del 2020.

Il signor Curreli, infrenesito e gaudente per la sua crociata anti-Bianchini, non vide l’ora di far fare ai carabinieri un comunicato stampa per farsi vedere e incensare, in tutta la provincia, come bravo e solerte magistrato di ferro.

Tutto ciò irritò il dottor Coletta, che scrisse la circolare che vi ho pubblicato. Leggetela bene. Risale al 10 dicembre. Coletta urlava, a bassa voce, di smetterla di fare stupidaggini come quelle che mi erano state indirizzate a gratis da Curreli, tronfio delle sue non-indagini.

Ho detto 10 dicembre 2020. Eppure appena due giorni dopo il signor Curreli aveva già disobbedito e aveva passato ai giornali strutturati – quelli che spazzano con la lingua i corridoi della procura – la notizia dei miei mirabolanti arresti domiciliari.

Alla faccia del rispetto della gerarchia, signor Curreli! Eppure lei il Dpr 3/57 dovrebbe conoscerlo a menadito! E raccontando tutto ai suoi giornalisti delle lamentate “corsie preferenziali” di Coletta, non ha – per caso – violato anche il segreto d’ufficio e il segreto istruttorio…?

Dopo e nonostante le direttive di Coletta, ecco la gran vergogna dell’arresto della commercialista (braccialetto elettronico) di Agliana: anche in questo caso nomi, cognomi, indirizzi, perfino quasi telefoni e colori dei peli. E meno male che per garanzia uno non è colpevole fino al terzo grado di giudizio, signori Pm!

Stupenda, infine, l’ultima notizia delle indagini sull’ingegner Pollerone del Comune di Serravalle. Il primo lancio-stampa, asettico; un comunicato senza nomi, ma con indizi che portavano al Pollerone (dirigente in pensione). Il secondo lancio, il giorno successivo, con la completa “sbracata” dei nomi, cognomi e indirizzi di tutti: dal Pollerone agli imprenditori coinvolti e dati per come (quasi) sicuri colpevoli.

Caro signor Curreli, codesto ufficio, dove lei si aggira per accomodare le sue cose, andrebbe passato con l’aratro e, sopra, dovremmo spargerci il sale per risanare la pandemenzia giudiziale pistoiese che dura dal dopoguerra.

Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. 2

Non credo di averla offesa ricordandole fatti della sua vita e non fuffa: ma lei, sicuramente, ha offeso me, trattandomi come un deficiente che non sono; lo “sdentato” o il sanculotto, come dicono i francesi per denigrare le persone normali e senza potere, la gente del popolo – che però paga fior di stipendi anche ai giudici.

Codesto suo tribunale, che lei può tenersi, mi ha preso tutto; mi ha reso povero; mi ha perseguitato e continua a farlo con lai. E, alla fine, per sofferenze ultradecennali, mi ha provocato patologie cliniche che non si limitato a “crisi lipotimiche di sudorazioni e psoriasi” da vergini isteriche in crisi di sans oiseau.

Ora, gentile Pm, faccia pure quello che crede: je m’en fous. Tanto i fatti parlano e parleranno da sé. Ed è evidente che io non sono lo stalker, come lei ha deciso, ma il perseguitato. Le auguro sinceramente di poter redimere molte prostitute aglianesi. Le faccio tutti i miei auguri.

Se lei fosse – cosa che non è – un giovine con un po’ di umorismo, le chiederei di rilasciarmi un’intervista – una sola, prima della ghigliottina – sulla suora, il cappuccino (il frate, non il caffellatte) di cui sopra, e quel bel fascicolo di documenti e prove che sembra le fosse scivolato di mano chissà come. Ma lei non ride: lei sa solo minacciare e perseguitare, mi spiace…

Pace e bene, dicono i francescani come – credo – padre Fedele Bisceglia.

Dallo Spielberg ingiusto, Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

1. Scarica da qui i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. 1

2. Scarica da qui il testo della lettera di direttive emanate dal Procuratore Capo e disattese


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assembramenti balzani. IL CENTRODESTRA DI PISTOIA, CON MANOVRE DA GIORNO DELLA MEMORIA, SEMBRA SCAMPATO AL LAGER E IN FUGA COL PIGIAMA A STRISCE https://www.linealibera.online/assembramenti-balzani-il-centrodestra-di-pistoia-con-manovre-da-giorno-della-memoria-sembra-scampato-al-lager-e-in-fuga-col-pigiama-a-strisce/ Tue, 02 Feb 2021 19:05:14 +0000 https://www.linealibera.online/?p=340380 Ieri, 1° febbraio 2021, Gabriele Gori della Lega ha presentato le sue dimissioni dal gruppo e dalla maggioranza. Le ha consegnate al presidente del consiglio comunale, Emanuele Gelli, e al segretario generale Raffaele Pancari. Farà parte del Gruppo Autonomo che...]]>

Ieri, 1° febbraio 2021, Gabriele Gori della Lega ha presentato le sue dimissioni dal gruppo e dalla maggioranza. Le ha consegnate al presidente del consiglio comunale, Emanuele Gelli, e al segretario generale Raffaele Pancari. Farà parte del Gruppo Autonomo che nasce da un vero e proprio parto cesareo del centrodestra pistoiese

Quando la tenuissima maggioranza di centrodestra – dopo che il Gori, e non solo, aveva fatto capire che aveva problemi di colite e maldipancia – cosa hanno fatto i Genitori 1 & 2? Una vera genialata (a crederci)…

 

CON UN OSSO DA CIUCCIARE

CI SI BUTTA PURE A MARE! 

 


Il Sen. La Pietra e Sonia Pira festeggiano la vittoria del centrodestra ad Agliana. Ma sono stati i Gentori 1 & 2 della destra pistoiese nel… parto cesareo

 

 

QUALCUNO della Lega ortodossa stamattina ha invitato il classico matto alle sassate. Il matto, inutile dirlo, si chiama ME e precisamente cattivissimo ME; quello che, di professione, non faceva il giornalista, ma lo stalker ai danni di poveri Coccolini concentrati che non danno noia a nessuno ma fanno solo del bene all’umanità.

Il qualcuno mi ha scritto: «Attendo suoi commenti sull’uscita di Gori dalla Lega e dalla maggioranza». Ho risposto che sarei stato spietato (la guerra è guerra e guerra è sempre, ci dice Primo Levi). Mi è stato detto: «Caro Bianchini, vediamo di cosa è capace… muoio dalla curiosità».

Nonostante io sia già stato colpito da ordini di cattura – e venduto come colpevole ancor prima di esserlo dichiarato nel nostro sistema super garantista, ma alla Palamara –, non ho mai fatto del male a una mosca e non intendo far morire nessuno: nemmeno di curiosità. E ora vi spiego come, secondo me, stiano le cose.

Ieri, 1° febbraio 2021, Gabriele Gori della Lega ha presentato le sue dimissioni dal gruppo e dalla maggioranza. Le ha consegnate al presidente del consiglio comunale, Emanuele Gelli, e al segretario generale Raffaele Pancari. Farà parte del Gruppo Autonomo che nasce da un vero e proprio parto cesareo del centrodestra pistoiese.

I genitori di questo parto cesareo sono stati:

Genitore 1, Sen. Patrizio La Pietra

Genitore 2, Sonia Pira

La maggioranza del centrodestra pistoiese era embarazada (per i raffinati radical pistoiesi, incinta; per gli straccioni populisti, con le toppe al culo, più semplicemente pregna).

La pancia conteneva due gemelli: uno era il Gori, che se n’è uscito fuori malpanciato, incazzato e disgustato, senza però poter sbattere la porta, perché le porte degli uteri – specie quelli politici – non si sbattono: sono troppo elastici e accomodativi (vedete cosa accade a Roma in questo anda&rianda di stronzi in vendita); e quell’altro era il Francesco Mazzeo, che ha operato la cosiddetta sostituzione non di persona, ma di capogruppo.

Quando la tenuissima maggioranza di centrodestra – dopo che il Gori, e non solo, aveva fatto capire che aveva problemi di colite e maldipancia –, si è mossa, cosa hanno fatto i Genitori 1 & 2? Hanno posto in essere la genialata, la great idea e hanno inciso la pancia del centrodestra gravido con il gladio di Cesare: donde è sbucato bello, pimpante e caricato, il Francesco Mazzeo, applaudito dal corteo.

Farò, dirò, lo prometto, queste le prime (e forse le ultime – parole del turnista con l’ossino in bocca del nuovo macchinista-capogruppo in aula.

Con questo metodo “da scasso” si sarebbero ottenuti (e mi spiace sinceramente per Alessandro Tomasi, che è un amico da sempre, ma un amico sacrificato all’ambizione di alcuni geni della lampada e basta) si sarebbero ottenuti due risultati perfetti:

  1. impedire a Gori di votare contro il bilancio Tomasi ed evitare alla maggioranza una delle figure alla Emilio Fede
  2. dare a intendere ai gonzi, che galleggiano intorno a piazza del Duomo, che s’era trattato di un semplice avvicendamento al volante

Rassegna[ta] stampa
Chi crede può continuare a farlo tranquillamente. Ma non potete venire a raccontarmi che suo figlio Cristo è morto in croce perché la mattina s’era scordato di mettersi i calzerotti e, dopo le 3 del pomeriggio, gli si sono diacciati i piedi.

Dite quel che volete, Genitori 1 & 2. A me risulterebbe che altra è stata ed è la scena. Francesco Mazzeo faceva (o fava? Come si dice nel politically correct?) parte della «Malpancistica Societas Leghistorum», come si sente ripetere da più parti? Ce lo dica lui, in viso e fuori dei denti come stiamo facendo qui.

Francesco Mazzeo era o no malpancista a tal punto che, circa un anno fa, ha tentato approcci e contatti con l’Italia Viva(nkùlo), mi pare di ricordare, di Prato? Ce lo dica lui, in viso e fuori dei denti come stiamo facendo qui.

Francesco Mazzeo la conosce o no una gelateria del Bottegone dove i congiurati si sarebbero incontrati per affilare le spade nell’ombra contro i Genitori 1 & 2? Ce lo dica lui, in viso e fuori dei denti come stiamo facendo qui.

Io non sono leghista e non mi interessa una beata minchia di Pistoia. Io, purttoppo, ho un Comune rosso – quello di Quarrata – che andrebbe tout court commissariato e, a mio giudizio, messo sotto inchiesta per la gestione assassina del territorio: figuratevi cosa me ne frega del Mazzeo.

Però presentarsi come ortodosso e lealista dopo aver congiurato è – senza offesa per nessuno – come vedere certi democratici iscritti all’Anpi che inneggiano alle libertà e ai valori costituzionali e poi sistemano la famiglia in Comune, alla Coop, alla Conad con la raccomandazione di certi sindaci duri & puri come i canguri. E al momento opportuno parlerò, non come fa il geometrO Salvadeo del Comune di Serravalle che, dopo il mio pezzo di stamattina, sembra che abbia cancellato, a corsa, il suo account Facebook. Ha picchiato contro qualche muro di cinta? O ha visto il Babau avvistatore in pieno giorno?

La politica, gente mia, è come l’inferno dei fumatori: se si fa troppo casino, mentre siamo lì con la cicca in bocca, torna il diavolo e dice incazzato: «La ricreazione è finita. Tutti in ginocchio!». Peccato che i fumatori, che godono come pazzi, siano immersi nella cacca fino alla bocca. V’immaginate a mettersi in ginocchio?

Post scriptum. Pasti, rimpasti e paste. Alla crema? Ci dica, la Lega: è vero che si pensa di attivare l’ottavo assessore con sedia per Cinzia Cerdini? Si riscrive la storia di Biancaneve con l’ottavo nano?

E tutto gira fra La Pietra e la Pira

O Genitori 1 & 2: ora tocca a voi la potestà genitoriale. Ma visto che parlate solo con la stampa organica e che a me non rivolgete più la parola, vi freddo con una pallottola spuntata: non potete pretendere che tutto il mondo sia fatto di cretini e che, chi vi sconvolge i piani – come agogna l’assessore Ciottoli di Agliana – possa essere fermato con gli arresti domiciliari e la chiusura dei quotidiani.

Questa, cari democratici del cambiamento (di centrodestra) e della restaurazione (di centrosinistra), è, direbbe Fantozzi, una cagata pazzesca! Erdoğan abita qui?

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

 

E speriamo che nessuno muoia dalla curiosità, ma che tutti si divertano a leggere questo nuovo pezzo di satira politica senza pietà…


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la legge degli infallibili. CITTADINI PRIGIONIERI DELLA FALSA GIUSTIZIA, DELLA BUROCRAZIA E DI UNA INARRESTABILE CORRUZIONE https://www.linealibera.online/la-legge-degli-infallibili-cittadini-prigionieri-della-falsa-giustizia-della-burocrazia-e-di-una-inarrestabile-corruzione/ https://www.linealibera.online/la-legge-degli-infallibili-cittadini-prigionieri-della-falsa-giustizia-della-burocrazia-e-di-una-inarrestabile-corruzione/#comments Tue, 08 Dec 2020 19:40:08 +0000 https://www.linealibera.online/?p=336140 La nostra funzione, quella di noi giornalisti non delle frittelle dolci o dei necci, ma delle inchieste serie e scomode, è – in questo momento di Medioevo buio e indegno – la più alta espressione dell’anelito verso quella libertà e...]]>

La nostra funzione, quella di noi giornalisti non delle frittelle dolci o dei necci, ma delle inchieste serie e scomode, è – in questo momento di Medioevo buio e indegno – la più alta espressione dell’anelito verso quella libertà e quella giustizia che, per prime, sono le vittime massacrate dall’amministrazione “negazionista” della Costituzione e dalla macchina stessa dei tribunali…

 

 

Il male non è in uno soltanto: è diffuso in molti di coloro che, messi a giudicare secondo la legge e in nome del popolo italiano, si sono arrogati il diritto di porsi al di sopra della legge tanto da far sì che essa non sia, come si dice, uguale per tutti

 


 

Primo Levi (1919-1987)

 

Piedi piegati e terra maledetta

Lunga schiera nei grigi mattini.

Fuma la Buna dai mille camini,

Un giorno come ogni giorno ci aspetta.

Terribili nell’alba le sirene:

“Voi moltitudine dai visi spenti,

Sull’orrore monotono del fango

È nato un altro giorno di dolore”

                            P. Levi, Buna, 1945

 

 

IN POCHI conoscono questa poesia di Primo Levi. Eppure in molti, in questo paese sciagurato; in questa regione malmessa e dissanguata da Rossi e dai rossi; in questa sciaguratissima provincia rossa di nome e di fatto (pur se un tempo nerissima di nome e di fatto), vivono – e non se ne accorgono – una situazione esattamente identica a quella descritta dall’ebreo che tornò da Auschwitz, fece lo scrittore e, alla fine, decise (dopo aver stracciato la tessera del Pci e avere sputato sui sionisti successivamente agli eventi di Sabra e Shatila) di gettarsi giù dalla tromba delle scale e farla finita perché non sopportava più il peso di vivere.

Ci sono due modi di reggere la prigionia, sia quella del Lager che quella, inapparente ma non meno reale e micidiale, della società in cui stiamo vivendo grazie al pensiero unico dominante di oggi:

o essere resistenti e combattere a qualsiasi costo, come la bella figura del gladiatore di cui ci parla Seneca, che continua a lottare anche i ginocchio e cade, ma solo da ultimo e per forza

o essere degli idioti che non si accorgono di nulla e che sono felici, anche perché non hanno mai assaggiato direttamente il morso del lupo.

Quest’ultimi sono lì. Belli, grassi e stupidi. Sorridono perché non sanno – e neppure lo immaginano – cosa vuol dire la falsa giustizia e la falsa legalità difese da personaggi quali l’assessore Francesca Marini a Quarrata; la falsa anticorruzione, tutelata, in ogni Comune, da segretari comunali che si intendono di diritto amministrativo quanto io di fisica nucleare; la falsa trasparenza, che c’è ma non c’è e che, al momento opportuno, e a seconda dei casi, si concede a chi ci pare e si nega a chi non deve avere alcun diritto.

Incontri sulla Costituzione. Realtà o inganno?

È questa la condizione del Lager in cui siamo costretti a vivere, e che i comunisti avevano sbraitato trionfalmente, con tanto di bandiere rosse, di avere abbattuto per sempre con la caduta del nonno Benito e dello zio Hitler.

E invece, cari non-cittadini, prendetene atto: niente è per sempre, come dice il Buddha; e guerra è sempre come afferma e sottolinea con forza l’ebreo greco Mordo Nahum in La tregua di Primo Levi.

La realtà che stiamo vivendo è tutta in mano a una pubblica amministrazione che definire corrotta è come dire morbidezza di petali di rosa. E la cosa grave è che coloro, a cui sarebbe affidata la tutela di tutti in nome del popolo italiano, il più delle volte si comportano come vassalli imperiali ed usano la legge a loro esclusivo arbitrio: cioè a rovescio.

Come giornale assolutamente inviso al potere, noi di Linea Libera siamo (e resteremo, perché ancora fortunatamente non esiste l’arcipelago Gulag) costantemente sotto il tiro di ducetti del potere e baldracche della politica che si sbizzarriscono a riempirci di querele e denunce dinanzi alle quali c’è solo una cosa da fare: il segno della croce, esclamando «Padre, perdona loro…».

La nostra funzione, quella di noi giornalisti non delle frittelle dolci o dei necci, ma delle inchieste serie e scomode, è – in questo momento di Medioevo buio e indegno – la più alta espressione dell’anelito verso quella libertà e quella giustizia che, per prime, sono le vittime massacrate dall’amministrazione “negazionista” della Costituzione e dalla macchina stessa dei tribunali, il cui emblema è e resta la figura di Palamara, anche se non è che uno dei mille denti dell’ingranaggio che stritola i deboli e favorisce i forti.

Il male non è in uno: esso è diffuso in molti di coloro che, posti a giudicare secondo la legge e in nome del popolo italiano, si sono arrogati il diritto di porsi al di sopra della legge stessa tanto da far sì che essa non sia, come si dice, uguale per tutti.

Faccio una premessa fondamentale: sto scrivendo un articolo di analisi e critica, non sto dicendo male di nessuno o di qualcosa. E nell’analisi che segue mi pongo una serie di domande: è diritto o no del cittadino porre, e porsi, degli interrogativi e di criticare? O l’unico suo diritto è quello di dover dire sempre e comunque signorsì?

E la prima delle domande che mi pongo – e che pongo indistintamente a tutti – è questa: i nostri giudici, che se ne stanno lassù e solo di rado scendono e camminano per le vie di questa terra, ce le hanno davvero le competenze per poter decidere, a ragion veduta, su ciò che fanno e vogliono comunque imporci?

Me lo chiedo perché credo di essere diventato, a questo punto, un vero esperto di capi di imputazione in quell’immensa confusione che si chiama giustizia penale: all’interno della quale, quando sento rammentare la “conclusione delle indagini” mi si rizzano anche i capelli che non ho.

Spesso si arriva al semplice copia-incolla

Infatti, andando a vedere fino in fondo, mi chiedo – e a buon diritto – cosa significhi il termine «indagini» per alcuni PM che, con solare evidenza, danno a vedere che, a loro giudizio, esse sono il sinonimo del semplice copia-incolla di frasi estrapolate (senza alcuna verifica e spesso senza senso) dalla massa assurda delle querele di cui certi sociopatici di professione, spesso con gravi problemi mentali, inondano le stanze del terzo piano del palazzo di giustizia di Pistoia.

Chiarisco e critico. Non sarebbe un dovere – prima di dare credito alle affermazioni di chi piange e si difende, solo tentando di fiaccarci con stupidaggini di ogni sorta – verificare puntualmente tutto ciò che i veri giornalisti, come noi, scrivono; e muoversi in maniera ragionata e opportuna, con vere indagini scrupolose, anziché asciugare le lacrime di insopportabili mariuoli, il cui unico scopo è quello di estorcere quattrini e solo perché abbiamo il torto di metterli a nudo dinanzi a tutti?

Nella maggior parte dei casi, «conclusione della indagini» significa copia-incolla. Ho visto perfino PM che hanno mandato all’archivio (lèggasi: cestino) false testimonianze documentali e documentate, solo perché alcuni uomini della polizia giudiziaria hanno riferito che «sì, Tizio ha detto così, ma in realtà intendeva dire cosà…». Secondo voi questa è giustizia credibile?

Altre volte il PM, non sapendo decidersi e/o non volendo farlo, ha dato l’idea di aver rinviato a giudizio per levarsi dai piedi l’imputato e con una nobile motivazione: «Che se la veda un altro con questa faccenda…». Altre ancora, leggendo quello che scrivono certi PM, non si possono aver dubbi sul fatto che: o non hanno letto niente o non hanno sufficienti capacità tecnico-intellettive per giungere a comprendere i contenuti. O non distinguono fra cosa certa e supposizione, fra cronaca e critica, fra libertà di espressione e libertà di pura e semplice offesa.

In certi casi ho avuto, più che l’impressione, la certezza che il cittadino, di cui all’art. 21 della Costituzione, abbia il solo diritto di dire sempre e comunque sì a chi il potere lo esercita perché si sente al di sopra della legge. Mi dispiace, ma le cose non funzionano così.

Nessuno dei nostri nonni e poi dei nostri padri ha fatto anni e anni di guerra, o è morto in guerra, perché dovessimo giungere a vedere applicata la Costituzione del Marchese Del Grillo. L’Italia non rinacque per questo: o almeno io la vedo così.

La Costituzione del Marchese del Grillo: «Io so’ io…»

Non siamo noi, giornalisti d’inchiesta, a dover spiegare e giustificare al magistrato (a nessun magistrato) ciò che diciamo o scriviamo: ma è certamente dovere del magistrato che ci inquisisce, svolgere indagini che non si limitino al semplice copia-incolla.

Perciò sono gli altri che devono – e dovranno sempre – spiegare molte cose a noi, per poter giungere in aula ed essere giustamente autorizzati a pronunciare quel famoso «In nome del popolo italiano…»; il popolo che siamo noi, non loro solo perché (e spesso non si sa se per fortuna o per altro) hanno passato e vinto un concorso-random da giudice.

Cosa dovrò aspettarmi ora? Di essere arrestato per avere espresso un’opinione, un giudizio, una critica, una battuta di spirito o di aver tracciato uno schizzo della realtà in chiave di satira?

Bene. Se così fosse, ciò potrà significare solo una cosa: che il vero resistente, il vero partigiano, il vero Bella ciao, il vero Pertini sono io e non certo tutti questi vassalli e strenui difensori della menzogna istituzionale, magari iscritti anche all’Anpi.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

Dove non c’è Etica non può esserci Stato

 

Ricorda, Mazzanti, che le strade devono essere riaperte tutte. E con tutte le loro perinenze

 

Tutto ciò che abbiamo scritto e detto fino da quando abbiamo cominciato a scrivere nel 1967, non solo è tutto vero, ma è tutto confermato da decenni di storia e di cronaca.

Le ultime inchieste – sui Comuni della Piana, su Betti & C., su Benesperi & C., su Mazzanti & C. – sono vere e documentate.

E tutto quello che abbiamo scritto su “cittadini favoriti” e “cittadini discriminati a Quarrata” non solo è reale, ma è documentalmente provabile.

Ricordate solo che «Alle terme di Caracalla tutti i cadaveri vengono a galla».

Buona festa serale dell’Immacolata, in cui nessuno crede a partire dai praticanti e fino al magico Bergoglio.


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agliana. IL COMUNE DI PEDRITO EL DRITO CHE PORTA SEMPRE LA PISTOLA E LE INFRADITO https://www.linealibera.online/agliana-il-comune-di-pedrito-el-drito-che-porta-sempre-la-pistola-e-le-infradito/ Sun, 13 Sep 2020 07:59:37 +0000 https://www.linealibera.online/?p=329207 A proposito di fascisti, qualche fascista mi si lamenta perché, al grande Comune di Agliana (quello del cambiamento una sega), mi dicono che ogni mattina è un via-vai di gente a timbrare il cartellino con in piedi all’aria aperta…  ...]]>

A proposito di fascisti, qualche fascista mi si lamenta perché, al grande Comune di Agliana (quello del cambiamento una sega), mi dicono che ogni mattina è un via-vai di gente a timbrare il cartellino con in piedi all’aria aperta…

 

Poi c’è stata la liberalizzazione non dei costumi, ma dei malcostumi, dell’impertinenza e della assoluta volgarità: e i risultati si sono visti, perché oggi tutti fanno come cazzo vogliono e… che nessuno dica nulla o altrimenti sei un fascista

 

VACCI PUR CON L’INFRADITO

È ELEGANTE E CONSENTITO!

 


 

UNA VOLTA si chiamavano ciabattoni nel senso che era considerato massimo segno di mancanza di rispetto presentarsi con le ciabatte ai piedi – altrimenti dette anche ciantelle –. E qualche gentile signora che si presentava in questo stato, veniva indicata come una che andava in giro “a ciambardella”, come quelle che, ai miei tempi, venivano chiamate, zìnghere, zìngane e anche stròlaghe.

Poi c’è stata la liberalizzazione non dei costumi, ma dei malcostumi, dell’impertinenza e della assoluta volgarità: e i risultati si sono visti, perché oggi tutti fanno come cazzo vogliono e… che nessuno dica nulla o altrimenti sei un fascista.

https://youtu.be/DH0OuQ8n3Jk

E a proposito di fascisti, qualche fascista mi si lamenta perché, al grande Comune di Agliana (quello del cambiamento una sega), mi dicono che ogni mattina è un via-vai di gente a timbrare il cartellino con in piedi l’infradito.

La signora Morabito, il consigliere del Benesperi, il prima spregiatissimo Paolo Pierucci, e oggi lambito e leccato per i preziosi consigli di premi e medaglie alle donne in carriera come la Lucilla (quelle che hanno rinunciato a tantissimo, ma non a stipendi da leccarsi i baffi) si dice che si sono presentati e si presentano con i ditoni dei piedi a cavallo dell’infradito.

Caro Benesperi, inaffidabile e che fingi di non conoscermi anche se ti ho riletto e corretto la tesi su Filippo Mazzei, tranquillizzati! Nessuno scalfirà la tua perfetta mancanza di savoir faire e la tua nolontà (fatevi spiegare il significato dalla Noligni) di rimoralizzare quella specie di anus mundi come Levi definiva Auschwitz-Birkenau, tradotto quel “buco di culo del mondo”, che è il tuo comune, in cui sei approdato con un sacco di buoni propositi per poi finire nel culo di sacco di funzionari e di una segretaria che è la vera manovratrice di Agliana.

State, però, tutti sereni – direbbe quel coniglio di Renzi –, perché la maleducazione di sinistra, mascherata da progressismo, è talmente spessa sulla cotenna del vostro visetto, neppur lavato al mattino, che tutto può restare com’è.

Pensate solo:

– che si può andare a timbrare in mutande e il giudice ti dà ragione

– che si può andare dal papa, come la Boldrini, a piedi gnudi e tutto va bene

– che in Trentino ci si può tirare le seghe in pullman purché di domenica e quando non ci sono minori in giro (e il giudice t’assolve)

– che le professoresse, in classe, qualche anno fa, andavano tutte con le ciabattine da Sheherazade da vere anatre

– che la prefetta Zarrilli andava in giro coi ditoni dei piedi di fuori ed era ugualmente ossequiata (in questi giorni è tornata a Pistoia? e che ci viene a fare?)

– che i preti, come don Biancalani, non condannano chi assale Salvini perché Salvini si merita tutto e di più

In dio, insomma, ci possono credere preti progressisti, gente della Misericordia, anche di Agliana, e democratici. I fascisti come noi, che abbiamo imparato l’educazione in casa dai nostri genitori, non possono assolutamente.

Uno di questi giorni tornerò a parlare di Agliana e della giunta Benesperi in menopausa. E mi voglio divertire come un matto…

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

Art. 21 e libertà di opinione

Pedrito El Drito porta sempre l’infradito. Una domanda al trio Benesperi-Ciottoli-Aveta: ma in questo momento, di fatto, chi state proteggendo?

Volete che sia proprio io a dirvelo e a dirlo a tutti…?


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quarrata, gioie & dolori. LECCETO/MONTALBANO E ROGNE. “TABACCHERIA MAZZANTI”, UN’AMMINISTRAZIONE IN MENOPAUSA. 18 https://www.linealibera.online/quarrata-gioie-dolori-lecceto-montalbano-e-rogne-tabaccheria-mazzanti-unamministrazione-in-menopausa-18/ https://www.linealibera.online/quarrata-gioie-dolori-lecceto-montalbano-e-rogne-tabaccheria-mazzanti-unamministrazione-in-menopausa-18/#comments Sat, 12 Sep 2020 09:20:05 +0000 https://www.linealibera.online/?p=329110 La narrazione degli scempi riprenderà regolarmente lunedì con il capitolo 16.3 n. Se ora andate a Quarrata e la guardate, non ci si capisce più una classicissima sega: il centro è snaturato da un disegno in puro stile da piazze...]]>

La narrazione degli scempi riprenderà regolarmente lunedì con il capitolo 16.3 n. Se ora andate a Quarrata e la guardate, non ci si capisce più una classicissima sega: il centro è snaturato da un disegno in puro stile da piazze balcaniche, e da note e baffi di tipo musulmano quella specie d’ingresso alla casba, accanto a quell’orrore di palazzo della Cassa di Risparmio/Intesa San Paolo…

 

Negli ultimi venti anni siamo passati da sindaci dottori (l’inutile Sergio Gori) ad amministratori indòtti (il signor Mazzanti, sordomuto e incapace di scrivere se non gliele scrivono); e il futuro è dell’analfabetismo della più bell’acqua: almeno all’epoca di Stefano Marini c’era una visione politica del territorio! Una visione tutta sbagliata, ma c’era… [© Salvatore Maiorano] 
 

 

QUARRATINI, DA DOMANI

SOLO “SIGHERI TOSCANI”!

 


Con amministratori così nessuno patirà il freddo

 

TANTO PER RIPRENDERE il discorso complessivo del disastro collinare, in particolare nell’area di Montorio-Lecceto e aree limitrofe. E tanto perché qualcuno non si senta il sederino d’oro al sicuro per il silenzio sostanziale sul tema che risale a circa una settimana fa. Guerra è sempre dice Primo Levi e la guerra continua, dicevamo nei bollettini del 15-18.

Perché amministrazione in menopausa a Quarrata? Perché come una gentile signora, che ha superato la soglia della figliatura, la giunta Mazzanti fa come le anguilline che, da dopo la schiusa delle uova nel Mar dei Sargassi, raggiungono l’Europa galleggiando con una vescichetta d’aria come un salvagente sulla superficie dell’Atlantico.

Da quarratino (ma di origine luccianese, sezione Orio, sottosezione Pìseri), ogni volta che ripenso a come queste amministrazioni democratiche hanno ridotto e lasciato ridurre il nostro territorio, specie quello collinare, mi vergogno per quanto non si vergognano loro della loro ignoranza, incompetenza e sostanziale stupidità.

Più che di una Amministrazione Mazzanti a Quarrata occorre parlare d’altro. Di cosa lo vedete dall’immagine d’apertura. Una volta Quarrata si connotava per tre o quattro negozi particolari: l’appalto del Bianchi (al posto del Bar Grazia); la bottega del Caiani, dove la gente poteva giocarsi il fiasco e pigliarsi le giuste sbronze; quella del Gai sellaio, il babbo di Vinicio, bibliotecario al Cherubini di Firenze e musicologo, e della Licia che ha imperversato in Comune per decenni all’ufficio segreteria, dove lavorava quella pasta di grano di Mario Giacomelli (i quattro princìpi che so di amministrativo, me li ha insegnati lui); la bottega del Danti a Spedaletto, dove si comprava il carburo e il potassio per fare i botti; il Secchi che vendeva il pane in piazza Risorgimento; la bottega di Gabriello all’inizio di via Montalbano e la macelleria di carne suina di Sidone Bini, sempre per lì. Poi c’era anche il chiosco di Nencio (o Bencio, come dicevano altri).

Ma se ora andate a Quarrata e la guardate, non ci si capisce più una classicissima sega: il centro è snaturato da un disegno in puro stile da piazze balcaniche, e da note e baffi di tipo musulmano – quella specie d’ingresso alla casba, accanto a quell’orrore di palazzo della Cassa di Risparmio/Intesa San Paolo. E il tutto grazie alla maturazione delle varie amministrazioni che si sono succedute dopo il 25ennio amadoriano per giungere fino alla menopausa della giunta Mazzanti in attesa (la previsione è questa?) di un ultimo colpo da parte del Romitino, il Gabriele nazionale, caro a tutti perché fa come il consigliere regionale Marco Niccolai, detto l’Onorevole Prezzemolo perché è come dio, dappertutto.

Quarrata. Piazza Risorgimento. A sinistra la torre bianca con l’arco-ingresso alla casba

Negli ultimi venti anni siamo passati da sindaci dottori (l’inutile Sergio Gori) ad amministratori indòtti (il signor Mazzanti, sordomuto e incapace di scrivere se non gliele scrivono); e il futuro è dell’analfabetismo della più bell’acqua: almeno all’epoca di Stefano Marini c’era una visione politica del territorio! Una visione tutta sbagliata, ma c’era. E lui, con il Bracali (tutto in famiglia, perché mi pare che fossero imparentati in qualche modo), indirizzava l’azione amministrativa: sbagliata, ripeto; ma la indirizzava.

Dalla Sergio Gori in poi per Quarrata sembra di vedere un aereo in stallo, che non può che venire giù in picchiata. Dall’amministrazione si passa all’attuale tabaccheria, attraverso una serie di personaggetti (De Luca) che hanno fatto e disfatto a loro piacimento, uso e costume: tanto le amministrazioni erano superflue, incompetenti, incapaci di leggere i documenti amministrativi e, pertanto, manipolabili sotto ogni punto di vista.

Come sapete, io sono abituato a fare nomi e cognomi, accada quel che accada. Lo staff dell’ufficio tecnico comunale (dal settore lavori pubblici a quello dell’edilizia) è stato l’artefice primario di tutto il degrado: l’architetta Nadia Bellomo ha imperversato a tutto campo, ma non di meno ha fatto la serie dei geometri (plurale di geometrO) con la triade Franco Fabbri, Giorgio Innocenti, Fiorello Gori (il padre dell’Irene, la geometrA che vuole darsi alla politica con FdI).

Mauro Dugheri e Nadia Bellomo, due artefici della rinascita e dello sviluppo di Quarrata. Mazzanti conosce benissimo entrambi, legati a doppio filo anche con la storia oscena della piscina di Vignole. Fàtevela raccontare per esteso

La mattina al lavoro in Comune e la sera al lavoro dai liberi professionisti della zona: chi dal geometrO Ponziani, chi dall’ingegnerO Sassaroli – ma qualcuno mi ha scritto parlando anche di un altro famoso ingegnere soprannominato il Papa, con il fratello, credo.

Sotto la Sergio Gori – che si è aggiustata a puntino la sua terra dietro casa sua (rileggetevi le storie su Quarrata/news) – ha imperversato in nullafacenza la signora dirigentA dell’Utc, architettA Paola Battaglieri, finché Quarrata, cambiato cavallo e saltata in groppa al Mazzanti, è andata alla ricerca di un vero e proprio Manitù, il Grande Spirito dell’Utc, che Mazzanti individuò nel geometrO Ingegner Iuri Gelli, quello che perde le strade sulle mappe.

A proposito del quale – tanto per essere rognosi – Marco non mi ha ancora risposto su una precisa domanda: Iuri Gelli è, o no, cognato del senatore Dario Parrini, ex sindaco di Vinci? Son qui che ancora aspetto.

Il Gelli, a detta del Mazzanti, avrebbe dovuto far sviluppare il territorio: e sicuramente lo ha fatto, perché, anche in negativo e nel degrado, qualsiasi trasformazione è uno sviluppo. Magari uno sviluppo di merda!

Anch’io sono ancora qua

 

Eh già

Sembrava la fine del mondo

Ma sono ancora qua

Ci vuole abilità

Eh, già

Il freddo quando arriva poi va via

Il tempo di inventarsi un’altra diavoleria

dice Vasco Rossi.

Eh già lo diceva anche Marco Mazzanti, da ragazzo, quando imitava, proprio con Eh già, Benito Bucciantini, il grande tifoso del Torino. Ma il Mazzanti, a forza di vendere sigarette in tabaccheria, se lo sarà scordato e forse anche da un pezzo. Ora gioca a burraco e ormai siamo alla menopausa della sua amministrazione: tra poco, quindi, arrivederci e grazie! Dei casini fatti nel mezzo, nessuno avrà memoria né resterà traccia… Eh no, caro Marchino. Non funziona così e non va per niente bene!

Con la gente dell’Utc che ho citato, avete disfatto il monte: prima di andarvene dovete rimetterlo a posto. E a farlo dovete essere tu, come sindaco, finora inetto, e il tuo staff. Dovrete cancellare gli sconci delle strade chiuse; dovete rimediare a tutti gli abusi che avete lasciato fare (complici anche i vigili e, prima di Marco Bai, quel gran genio di un altro geometrO, Oliviero Billi, addetto all’edilizia e – ma pensa un po’… lo sapevano tutti e tutti zitti! – al tempo stesso venditore di serramenti a chi stava costruendo o ristrutturando a Quarrata.

Simone Niccolai, assessore all’edilizia, intende muoversi o no? Che fa, aspetta l’imbeccata dal cugino preside ed ex assessore all’edilizia? Gliela darà spiegandogli il Vangelo secondo Matteo?

È vero, Marco. La tua amministrazione è in menopausa. È una «vecchia signora puttanona smessa» come la Saraghina in Fellini 8½. Non potete andarvene e lasciare – come nella barzelletta di Pierino che giocava con il nonno – tutte le ossa sparse in salotto o in giardino: dovete rifare ordine, prima di levarvi dai coglioni con tutte le vostre immani puttanate – dalla piscina oscena di Vignole, alle regalie che avete fatto ai vostri elettori fornendo servizi che hanno discriminato fra fedeli al Pd e gente da prendere a calci in culo.

Dovete rimettere a posto i danni dei vostri dirigenti, dei vostri funzionari e dei vostri assessori: dai professori di religione, addetti all’edilizia e poi presidati nella scuola, ai loro cugini che imperversano oggi nel silenzio più assoluto in quanto muti come te, Marco. Anche in questo caso, ci hai dato un bel sighero toscano, magari infilato nel culo della gente comune, caro il mio tabaccaio di Silvione!

https://youtu.be/hLdEhNWYph0

Tabaccheria Mazzanti, sigheri per tutti quanti!

Il silenzio della tua tabaccheria è una vergogna. La mia sarà pure follia, come qualcuno crede. Ma Erasmo – che tu non sai neppure chi sia – ci aveva scritto sopra perfino un libro: Elogio della follia. Ogni tanto i matti fanno bene alla salute, se i saggi sono fatti come voi, caro miòmo!

E ora avanti pure con le querele. Si va in aula. Tutti, però: e poi si ride!

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

Art. 21. Vìvila la Costituzione

piuttosto che usarla come il Listerine!

 

Il fumo della politica nuoce gravemente alla salute. I politici sono solo dei mentitori seriali: spesso ignoranti molto più delle capre, sono tenuti per i coglioni dai tecnici, che, impuniti da sempre, sono il cancro dell’umanità e della convivenza civile.

Ma perché il prefetto Iorio e il procuratore Coletta non vedono niente?


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Una storia lunga e complicata che inizia negli anni 90 e che dura tuttora grazie alla mancanza di cura e di attenzione nei confronti della gente. Quarrata favorisce chi arriva per ultimo e discrimina chi è troppo educato e chiede le cose con educazione. E cominciamo anche con i nomi, i cognomi e gli indirizzi…

 

Gianni Nocera (M5S) e Fiorello Gori (Gruppo Misto) hanno presentato una interrogazione su una precisa denuncia: peccato che abbiano dimenticato di sentire la nostra opinione. Speriamo almeno che vadano in via di Lecceto e restino intrappolati da tutte le catene del ragionier Perrozzi: capirebbero di più e meglio la questione…

O QUARRATINO, TE SEGNALA PURE:

MA LE ZUCCHE ’N COMUNE LE SON DURE!


 

PREAMBOLO

PRIMA di iniziare qualsiasi discorso per entrare, come un érpice, nel campo da arare, devo necessariamente premettere una cosa che nessuno può smentire.

La leggenda che Edoardo Bianchini sia un rompicoglioni, inavvicinabile e insopportabile, è, semplicemente, l’invenzione di una narrazione fatta apposta solo per diffamare quattro generazioni familiari che non hanno mai avuto né debiti né liti di sorta, se non quando (anche grazie al pessimo tribunale di Pistoia e a vari suoi giudici scadenti, superficiali e impreparati) sono state defraudate di una casa acquistata ma che non aveva condono.

Chi scrive, poi, è l’essere più mite e paziente di questo mondo: e la prova certa di questa realtà inoppugnabile, è il fatto che è dagli anni 90 che sta segnalando – sempre senza risposte, se non a presa di culo da parte del Comune di Quarrata e della cosiddetta legge (del Menga?) – una serie infinita di irregolarità mai volute vedere dai funzionari pubblici della polizia municipale e degli uffici tecnici dell’edilizia e dei lavori pubblici. E ora avanti con la storia.

 

INTERROGATE, FRATRES!

Gianni Nocera, M5S

 

STAMATTINA l’essere bruto, che firma questo pezzo e che narra una storia direttamente vissuta, ha avuto in dono la foto del Tirreno che avete letto in apertura.

Se dovessi dire che il sangue non mi è andato alla testa, mentirei: e siccome non sono un giornalista di Pistoia, di quelli che al giudice del lavoro vanno a dire di non aver mai visto in redazione uno che ha fatto una pagina per quattro anni di fila (quest’altra storia ve la racconto, però, in un’altra occasione), la prima cosa che mi ha fatto girare i coglioni è stata la certezza che i due attori delle brillante richiesta, Gianni Nocera (M5S) e il geometro Fiorello Gori (Gruppo [Fritto] Misto a seconda dei casi), prima di farsi belli con le piume del pavone, avrebbero dovuto contattarmi direttamente.

E dico dovuto perché avrebbero dovuto farlo senza se e senza ma: in primo luogo perché non sono mai passato per Quarrata con un uomo in bocca come un cane; poi perché, il cittadino a cui neppure Il Tirreno fa cenno, non è un ignoto, ma scrive sui giornali da 53 anni; ha un proprio giornale, la sua identità era ben chiara e nota dal fatto che, con l’inoltro della documentazione da parte del Comune, sia Gori che Nocera avevano entrambi nome, cognome, indirizzo, mail, riferimenti a Linea Libera con cui – è evidente – non sto curando un interesse personale, ma sto portando alla luce tutta la cacca di un Comune che, partito con le migliori intenzioni su edilizia e territorio da parte di Luciano Caramelli negli anni 70-80, è finito in una perfetta buca di bottino.

Fiorello Gori, Gruppo Misto. Il cosiddetto geometro

Gianni Nocera, che è in Guardia di Finanza, non potrebbe fare un rapporto ai suoi superiori senza aver parlato con le persone implicate in un certo caso. Allo stesso modo il geometro Fiorello Gori, tecnico di lungo corso, per almeno una quarantina di anni di lavoro in Comune (lavori pubblici o edilizia? Dica lui), come Craxi, ammazzato ad Hammamet, non poteva non sapere come il Comune comunista, socialista, del compromesso storico (epoca Marini) e poi del compromesso democristian-marghe-camomillico (S.S. Gori e fino a Mazzanti), si è più o meno mosso in questo quarantennio.

Credo, dico e sostengo che anche il fatto di non avere inviato l’interrogazione a Linea Libera, sia sufficientemente indicativo del fatto che la palla al balzo è stata còlta non per affrontare, esaminare a fondo e risolvere un problema vero e importante di questa gestione amministrativa, ma per servirsene come leva a fini partitocratici.

Se Bergoglio alza il telefono e chiama la gente comune, non vedo perché due consiglieri (altri lo hanno fatto, gentili signori!) non debbano prendere notizie fresche direttamente dalla fonte e non da quel tubone d’amianto della amministrazione Mazzanti che, sicuramente, risponderà con una enorme scorreggia d’aria purificata: il Bianchini è scemo. Cosa, scusate, che vedremo poi con la calma dovuta.

NOI NON SAPEVAMO NULLA

 

MI SEMBRA di sentire tutti quelli che finiscono dinanzi al giudice. Eppure una certa Katiuscia o Catiuscia il 25 di luglio (il giorno dopo rispetto al coniglio [proprio coniglio, non è un errore] comunale, ha inviato tutto: quanto ci voleva a chiamare l’autore dell’esposto? Ma non usa…

E seconda domanda: perché spedire la notizia a chi non ne era il diretto padrone? O i due consiglieri temono che il Bianchini sia un Polifemo che mangia i greci crudi?

Un posto dove si vive bene, diceva Sabrina Sergio Gori

Il modo di comportarsi dei politici oggi è questo (politici per modo di dire, beninteso). Poi se un giornale non li chiama quando di mezzo ci sono loro, sono i primi a scagliarsi contro la fascistità dei giornalisti. Sono tutte scuse, cari eucarioti! Vergognatevi e basta.

Di più, però, deve farlo il geometro Fiorello Gori, che dal Comune ha tratto ispirazione e pane e, una volta uscito, anche incarichi e commesse in un’area privata che, vista da vicino, somiglia molto alla famosa zona grigia fra i salvati e i sommersi di Primo Levi.

Voi, gentili consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, di una parte e dell’altra, di un’area da cui ci si può spostare altrove, non sapete mai nulla perché, nel momento stesso in cui venite a sapere, seguite il metodo del negazionismo: cessate istantaneamente di esercitare i vostri famosi 5 sensi a favore del sesto senso, il sordomutismo. In altre parole andate a prendere l’acqua con il secchio in mano, ma vi dirigente sempre verso un pozzo secco.

IN PRINCIPIO IL GRANDUCA

CREÒ TIZZANA

O che bel cancello, tarutino e tarutello… E proprio su una vicinale/interpoderale dove sono stati per secoli la fonte di lecceto e il lavatoio

 

CHE POI divenne Comune di Quarrata; che poi divenne Città di Quarrata grazie al segretario generale Domenico Mammini, che con il decreto si vide anche aumentare lo stipendio.

Ma il Granduca aveva realizzato anche il catasto, da cui risulta una località di nome Licceto che era fatta anche di strade, ivi comprese le interpoderali e le vicinali che l’ignegner Iuri Gelli (ragazzo di buone speranze, come diceva il Mazzanti – o di buone endORFINe, come dicono altri?) non sa individuare sulla carta: eppure, di base, anche lui è un geometro come il Gori e molti altri!

Al Licceto c’erano la via Carraia, la via di Lecceto (o anche di Bindino) su cui c’erano due piazzole, sì, di proprietà della Fattoria di Montorio Baldi-Papini; ma che erano anche state da sempre aree di deposito materiali di cava o sosta per i residenti della zona. Su questo non ci piove e questo non si cancella.

Dinanzi alle piazzole c’era la grande aia del podere, ai miei tempi, di Francesco (Cecco) Bellini, della moglie Argentina e del figlio Mirando, con la consorte Fima e i figli Andrea e Doriano.

Via di Lecceto

Era un’aia aperta a tutti e transitabile, perché in essa confluivano e defluivano, tre strade o vicinali o interpoderali. Una di esse portava al traliccio dell’elettrodotto Enel alta tensione, che c’è sopra; la seconda dall’aia scendeva e si riconnetteva con via Carraia per il Nelli – e lì c’era la fonte comunale e il lavatoio pubblico; la terza, ora ostruita dal bosco, dall’aia raggiungeva ancora la via Carraia, più a Sud e più in alto, e comunque oltre un dislivello con pendenza del 15-18% insormontabile per gli animali da tiro, come il cavallo di Ubaldino di Orio.

Questo fondo, con casa colonica, fu venduto dai Baldi-Papini al signor Paolo Cavalieri di Prato il 23 febbraio 1984 (Notaio Balestri in Prato). Ma sia le aree a piazzola, sia le strade interpoderali-vicinali e l’aia, rimasero sempre completamente aperte fino all’acquisto da parte del ragionier Romolo Perrozzi e della moglie (ora defunta) Antonia Compagnucci. Ciò avvenne il 23 dicembre 1996.

Piazzole sottratte alla servitù di uso pubblico?

Da allora sono cominciati i guai: non solo per i residenti, ma per tutti. Fino a che nel 2007-2008 il Perrozzi, dopo avere chiuso aia e strade interpoderali/vicinali, con grande signorilità decise di inibire anche le piazzole di sosta e parcheggio che erano da sempre state soggette a servitù si pubblica utilità: cosa di cui il Comune era a piena e perfetta conoscenza – e ve lo farò vedere nelle prossime puntate.

Per non andare troppo oltre, mi fermo qui. Ricordando però a tutti (non solo a Nocera e a Gori) che quella zona del Montalbano dovrebbe essere soggetta a vincolo paesaggistico, forestale, idrogeologico e, per una certa parte, anche cimiteriale. Bastano?

Dalle prossime puntate farò vedere gli sviluppi. Poi dite se, avendo retto finora dal 1990 in poi, io non sono l’uomo più mite, paziente e tranquillo della regione di Rossi. O smentìtelo, ovviamente, se ne avete il coraggio.

CONSIGLIO. Andate a Lecceto e provate a fare manovra con l’auto o a trovare dove parcheggiare anche solo per 5 minuti. Ma fatelo! Non fate come i giudici di Pistoia che non scollano mai il loro “lato B” dal tronetto a cui sono incollati.

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

Informare è cosa seria

Ma non c’erano un monte di vincoli…?

 

In quell’area, gentili signori tutti, ci saranno almeno 10 o 15 abusi edilizi grossi come un palazzo.

Chi è che non ha voluto vederli? Volete i nomi? Èccoli, così sarà contento anche Tiberio Bardi, l’imperatore di Frustìno a Lucciano, a cui questa serie di articoli-spazzatura è personalmente dedicata.

Sono: Oliviero Billi, quando era addetto all’edilizia; il “geometro” Franco Fabbri, quale addetto ai condoni (dei nostri coglioni); l’architetta Nadia Bellomo e il “geometro” Giorgio Innocenti (in epoca più recente); ancora Oliviero Billi in veste di comandante di polizia municipale e il segretario generale Giuseppe Aronica (oggi a Pescia dal sindaco Giurlani).

Di abusi ce n’è poi un altro, di cui, però, parlerò in séguito. Ed è la somma dell’oscenità fatta partire da Oliviero Billi.

NOTA FINALE Se intendete querelare, vi consiglio di farlo al più presto, perché non vedo l’ora di mandar tutti al «famoso motto di movimento del 5 Stelle»: ma dinanzi al giudice e in nome del popolo italiano.

Può esistere – comunali, comunisti, fascisti, progressisti, cattolici, leghisti, acca109isti etc., magistrati compresi uno che regga così tanto bene i nervi dal 1990 ad oggi senza imbracciare un fucile con cui risolvere i problemi creati dalla cattiveria gratuita e dall’ignoranza pervicace e “malafedosa” della pubblica amministrazione?


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La padrona del gommone ha preso il premio come il Marchesino Eufemio, ma qualche aglianese un po’ scoglionato si è lamentato perché – ha scritto – «Avrà anche lottato e fatto sacrifici ma nelle foto la signora Di Renzo mi sembra leggermente abbronzata». Perché, in fondo in fondo, alcuni aglianesi non sono mica dei buoi mansueti o delle capre alla Vittorio Sgarbi!

I BEI PREMI, DICE EDWIGE,

VANNO SOLO A CHI DIRIGE:

A CHI POI LE RÉN SI SPEZZA

NON VA MANCO UNA CAREZZA


Lucilla Di Renzo, Pd, premiata da Luca Benesperi, sindaco di Agrumia

 

DIREI che in questi giorni La Nazione sta facendo un ottimo lavoro. Dall’Eva che coglie le pere, invece delle mele, nel giardino dell’Eden del San Jacopo (c’aveva forse le puppappéra? Il Nuti va distrutto perché è un sessista anche per quelle Donne con le gonne…); all’iniziativa del sindaco di Agliana, il dottor Benesperi, che premia, come donna di successo di Agrumia (anche questo è sessismo: mancano gli Lgbt e forse non solo.

L’Arcigay dovrebbe insorgere), la dottoressa Lucilla Di Renzo, quella che dirige l’ospedale di Pistoia, il gommone, l’ambiente dalle stanze strette dove però – ve le ricordate le tromboviolinate della signora Ponticelli – c’era la banda all’ingresso e si tenevano allegri i malati con concertoni live, una delle invenzioni della sanità di Paolo Morello Marchese, “condottiero di gran rinomanza”, che portava i suoi dirigenti al Ciocco non per far loro studiare il Pascoli di Myricae, ma perché «mangiàssino, bevéssino et si divertìssino» in uno stage di melletta (vedi Blimunda) e mota “pe’ boschi lucchesi perdendosi” e giocando a nascondini e cacce al tesoro.

Solo per questo avrebbe meritato l’arresto; per aver speso più di centomila euro dei toscani a cui, coi suoi ospedali a intensità di cura, la cura gliela faceva direttamente in curo. Ma andava tutto bene così. Loro potéveno perché èrino del Pd, caro GdF, no?

Morello gli infermieri non sa manco cosa sono, ’un l’ha ma’ visti. Lui parla co’ dirigenti: sarebbe come un superdirettore d’orchestra che ha, per orchestrali, solo dei supermaestri del Cherubini che magari sanno appena solfeggiare, ma che, dal punto di vista dell’obbedienza, sono assai meglio dei gesuiti di Bergoglio. Li ha scelti direttamente il nonno Mao del post-68, e hanno tutti la tessera del Pd, fritto misto di ex-Pci come Napolitano e ex-Dc come quella candida margheritina di prato di Mattarella.

Una vita tutta di sacrifici a favore del popolo

Ai dirigenti tutto – ormai lo sanno tutti – e agli infermieri, agli Oss e agli schiavi delle cooperative, magari anche rosse, un bel calcione: con affetto, i progressisti. Ma loro sono loro e gli altri non sono un cazzo, vero GdF?

È la legge del tarallo: a qualcun tocca piglàllo. Altri, i più affortunati, non solo hanno diretto a diritto, ma hanno avuto anche i DPI adatti, cioè mascherine per difesa e altro ancora. Infatti dirigenze e poltronate son dall’Usle destinate.

«A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto», scrive Levi in Se questo è un uomo, parlando di cosa accade nel Lager – e con quello che succede nelle Asl, fra spie e licenziamenti di chi parla dicendo cosa pensa, siamo in pieno nazi-lagerismo rosso.

I dirigenti hanno e continuano ad avere, anche premi fuori dal loro ambiente. Morello ha preso il Fiorino da Nardella (magari gli avessero dato il Fiorino a quattro ruote per portare pacchi ai clienti!); la Lucilla è stata gratificata dall’amministrazione del cambiamento Benesperi. Cambiamento in peggio, par di capire.

La padrona del gommone ha preso il premio come il Marchesino Eufemio, ma qualche aglianese un po’ scoglionato si è lamentato perché – ha scritto – «Avrà anche lottato e fatto sacrifici ma nelle foto la signora Di Renzo mi sembra leggermente abbronzata». Perché, in fondo in fondo, alcuni aglianesi non sono mica dei buoi mansueti o delle capre alla Vittorio Sgarbi!

Il problema, che s’è aggiunto, è che sembra che l’amministrazione Lega-Fratelli abbia detto a qualcuno che la decisione di premiar la sciùra Luzìlla era già stata presa dallo scorso anno. E n’è sortito un puttanaio, perché chi l’aveva deciso, l’anno scorso? Non certo il signor Rino[ceronte] [nau]Fragai e neppure l’ultimo resto delle truppe di Giacomo Mangoni in ritirata.

L’articolo della Nazione del 5 luglio 2020

D’altronde, se leggete bene la Salvi sulla Nazione, la cosa è chiara: a decidere per la dottoressa Lucilla, sono stati proprio loro, quelli che volevano ribaltare il mondo e cancellare il Pd. Magari c’è da chiedersi perché. Hanno forse gettato un ponte di repubblica conciliare con il Pd, contro cui hanno lottato per decenni? Hanno fatto come Di Maio e i 5 Stelle che si sono accucciati ai piedini di Zingaretti?

E cosa stanno ravanando, Benesperi & C., in questi ultimi tempi? Non staranno mica lavorando per cercare di risolvere il nodo gordiano della questione Andrea Alessandro Nesti con un’operazione a inversione di marcia per pacificare l’agrumeto di Agrumia e venir fuori da beghe e grane che non piacciono punto alla segretaria Paola Aveta, donna di conciliazione che sembra giocare al Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce ’o passato, simm’ ’e Napule, paisà?

Intanto vorrei pubblicamente ricordare, ancora una volta, a tutti, che le lettere anonime giunte in Comune all’inizio del giugno scorso, sono ancora trattenute in segreto da giunta e segretaria. Mi chiedo: come se ne servono? A qual fine?

Vogliamo o no domandarlo anche al dottor Tommaso Coletta? E i Carabinieri di Agliana che fanno, dormono? Non ne fanno debita relazione al loro colonnello che dovrebbe, solitamente, farne a sua volta relazione al prefetto? Ma, infine, a Pistoia il prefetto c’è…?

CONCLUDENDO

Lucilla Di Renzo

 

La dottoressa Lucilla Di Renzo (classe 1964) nel suo curriculum vitae, peraltro neppure aggiornato, ci fa vedere che si è laureata nel 1993 ed è entrata nella dirigenza medica il 20 agosto 1998 presso l’Usl 11 di Empoli.

Quale fosse la sua posizione lavorativa prima, non si riesce a capire bene. Lavorava in corsia, fra gli ammalati? Oppure era in un ufficio destinata al servizio prevenzione?

La sua attività, in seguito all’ascesa all’Olimpo, si evidenzia in corsi (diversi riguardanti il problema del tabagismo) di cui – salvo errori – 22 come docente e più del doppio come semplice partecipante: in che senso partecipante? Passivo come Conte della polemica-curriculum nelle università americane, all’inizio della sua straordinaria carriera? Mah…

Scarica il curriculum della dottoressa

Edoardo Bianchini

[direttore@linealibera.online]

Art. 21 della Costituzione

Nazionali Esportazione Asl 3 con filtro

… la durezza di una pena sopportata si avverte soltanto quando ce ne siamo liberati e, stupefatti, si esclama: come ho fatto a tollerare un simile inferno? [O. Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, p. 97]


 

 

 

 

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